NDW: Saggezza per il fine settimana

Una Nota da Neale Miei cari amici… Il Secondo Passo Primario sul Sentiero della Consapevolezza di Sé è l’Ampliamento. I 3 passi secondari che portano all‘Ampliamento sono: fermarsi, partire e sostenere. La mia esperienza è stata che, una volta raggiunta la Contentezza, l’anima desidera maggior quantità di quell’esperienza. Desidera un incontro più vasto e un’esperienza più grandiosa del Vero Sé. Questo sentimento emerge non da una mancanza di contentezza, ma piuttosto da un suo apprezzamento. La parola “apprezzamento” viene qui usata come una doppia elica. Cioè due significati da usare contemporaneamente: 1. La prima, più comune, definizione di “apprezzamento” è: una dimostrazione di gratitudine, come in: Ha espresso profonda riconoscenza. 2. La seconda definizione di “apprezzamento” è: un ampliamento, un incremento, come in: C’è stata una significativa rivalutazione del valore della proprietà. Quando la Contentezza viene apprezzata, viene sia riconosciuta che espansa. L’apprezzamento di qualcosa la espande. E’ una legge dell’universo, e non dovrebbe essere dimenticata. Lasciate quindi che la ripeta: L’apprezzamento di qualcosa la espande. Quando siamo grati per qualcosa, le diamo l’energia più positiva. Le mandiamo una vibrazione che per l’universo è irresistibile. Ciò perché è in armonia con l’energia di base della vita. E’ l’essenza di Tutto Ciò Che E’. Vedete, l’apprezzamento è una forma d’Amore. La gratitudine è Amore espresso in forma di ringraziamento. Non esiste una forma di energia più alta dell’Amore, e l’Amore in qualsiasi forma è estremamente potente. L’Amore, e la sua espressione come gratitudine, espande il ricevente ogni volta. Ogni volta. Le parole Ti amo producono un’immediata espansione di autostima nella persona che le sente. La parola Grazie produce un istantaneo incremento di immagine di sé nella persona alla quale viene detta. Ora ecco un grande segreto. Quanto sopra è vero non solo per le persone, ma per tutto. Il campo di energia di tutto nel mondo viene ampliato quando viene inondato di amore e gratitudine. Puoi camminare tranquillamente in un giardino, e quando coscientemente ami i fiori e dici Grazie, Dio, per la bellezza e la meraviglia di questi fiori, noterai che i fiori profumano più dolcemente che mai. Puoi sedere quietamente lungo un torrente, e quando coscientemente ami il torrente e dici Grazie, Dio, per la potenza e la gloria di questo torrente, noterai lo spruzzo di pioggerellina sul tuo viso come non lo avevi notato prima. Puoi essere sdraiato serenamente tra le braccia del tuo amato, e quando coscientemente ami quella persona e dici Grazie, Dio, per la meraviglia e la preziosità di questa persona, improvvisamente vedrai quella persona come il doppio del tesoro che vedevi prima. Niente sarà cambiato nella realtà esteriore di fronte a te. Tutto sarà cambiato dentro di te. Il tuo apprezzamento di questi momenti e di queste esperienze farà loro prender vita in un modo totalmente nuovo. Le esperienze stesse sembreranno essersi espanse. Ma non sono le esperienze ad essersi espanse, è la tua consapevolezza che ha elevato ad un altro livello l’incontro con esse. Questo processo è conosciuto come elevazione della coscienza, o ciò che io chiamo “ampliamento”. E’ quando diventiamo più grandi di noi stessi, più vasti di quanto eravamo, più aperti e più ampi e più alti e più profondi nel nostro senso delle cose, nella nostra consapevolezza. E’ quando diventiamo più pieni. Come un recipiente una volta vuoto, abbiamo versato noi stessi in noi stessi, e siamo pieni della conoscenza di Chi Siamo in relazione alla Vita stessa — e di chi scegliamo ora di essere. (Tra due settimane: Impazienza — il segno del tuo successivo impulso di crescita spirituale). Con Amore, Neale

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Lettere a Neale Caro Neale… Ero qui a pensare ad alcune cose molto traumatiche che ho attraversato nella vita, specialmente a quelle che sembra abbiano ancora effetto su di me, dopo molti decenni. Sono arrivata in questo mondo in una vita familiare di abusi, che ha portato a conseguenze nella mia vita che mi hanno causato tumulto interiore, e ci sono state molte volte in cui ho desiderato togliermi da questo mondo per sfuggire al dolore e alla sofferenza che sperimentavo. E si, dopo essere stata su questa terra per 51 anni, sto ancora affrontando le ripercussioni della mia vita familiare di abusi. Sto facendo il meglio che posso, cercando una spiritualità più elevata e facendo analisi e terapia di gruppo. Per moltissimo tempo mi sono domandata “Perché ho dovuto passare quello che ho passato?”. Pensavo che forse un giorno avrei trovato risposta a questa domanda, che avrebbe avuto un senso e avrebbe rivelato uno scopo più alto in tutto ciò. Ma ora mi viene detto (in CcD) che posso semplicemente rispondermi da sola, e non riesco a pensare ad alcuna ragione plausibile perché un bambino subisca abusi, e ne venga perseguitato per il resto della vita in una forma o nell’altra. Quindi… si sta dicendo che ho voluto attraversare l’inferno che ho attraversato, e che ne conosco la ragione e un qualche scopo superiore che mi serva? Mi dispiace, non intendo mancare di rispetto qui, ma faccio davvero fatica a capire. Sinceramente, C.E. Neale Risponde Cara amica… Prima di tutto, non scusarti per aver posto la domanda o aver detto la tua verità qui. Se non è questo il posto per farlo, allora non c’è alcun posto. Detto ciò, lascia che ti dica questo: Nel video niente suggerisce che tu volessi attraversare l’inferno che hai attraversato. Non è una scelta conscia che hai fatto. Ciò che il video suggerisce è che, attraverso il Processo di Ricontestualizzazione, puoi arbitrariamente “assegnare” una ragione per l’esperienza che ti è capitata…, e che, così facendo, puoi re-incorniciare l’esperienza stessa, vedendola in un modo nuovo che possa cancellare tutta la persistente sofferenza che, comprensibilmente, ha continuato a rimanervi collegata nella tua Mente. Ho visto questo processo funzionare con diverse persone nel mio lavoro personale con loro durante i ritiri CcD di rinnovamento spirituale, quindi so che può essere efficace – si, anche in situazioni di incidenti terribili e profondamente dannosi come quelli che hai incontrato nella tua vita. Non sto dicendo che il Processo di Ricontestualizzazione sia un processo attraverso cui l’azione che è stata fatta contro di te venga “condonata”. No. Mai. La violenza verso qualcuno in qualsiasi forma non può mai essere condonata, approvata, o accettata. Ma può essere spiegata. Spiegare non è condonare, ma può essere chiarificatore. Specialmente se la spiegazione ha a che fare col risultato che è stato prodotto nella vita della vittima attraverso il Sapere dell’Anima. Uno dei più grandi esempi di ciò è l’esempio della reazione di Gesù alla crocifissione, e anche a quelle stesse persone che lo hanno crocifisso. Gesù ha compreso, a livello spirituale, “perché” stava accadendo ciò che stava accadendo. Attraverso quella comprensione, è stato capace di trasformare la sua risposta all’evento, anche mentre stava accadendo. Anche noi possiamo trasformare la nostra risposta ai peggiori eventi della nostra vita, non solo mentre stanno accadendo, ma anche anni dopo. Ciò non cambia l’evento, né lo condona – ma può rimuovere, alla fine, la sofferenza che continuiamo a sperimentare a causa sua. Forse un giorno potresti riuscire a partecipare ad uno dei Ritiri di Rinnovo Spirituale, e tu ed io potremmo avere l’occasione di lavorare sulla tua particolare esperienza. Mi piacerebbe molto. Ti invio amore e comprensione, la mia profonda compassione e i miei migliori e più gentili pensieri. Con abbracci, Neale

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Una Nota da Neale Cos’è la Crescita Spirituale? Miei cari amici… Per me la contentezza è un gran posto. Molte persone impiegano tutta la loro vita cercando di essere lì. E quando — o se — raggiungono un luogo di “contentezza” desiderano lasciare che le cose rimangano esattamente lì. Arrivare alla Contentezza è abbastanza per un ciclo di vita. E’ più che abbastanza. E’ davvero un risultato straordinario, e, a dir la verità, la maggior parte della gente non ci riesce. Quindi perché andare avanti? Perché — in un certo senso — non essere “contenti” della Contentezza? Be’, ovviamente, non potete andare avanti se siete “non contenti” della Contentezza, poiché ciò significa, per definizione, che non avete raggiunto la Contentezza. Quindi la prima cosa che possiamo capire sulla ragione per andare avanti è che non ha niente a che fare con lo stato di Contentezza che in qualche modo non è “abbastanza”. Non ha niente a che fare col bisogno, o con la frustrazione, o con l’insoddisfazione di Chi o Cosa siamo. Se il nostro desiderio di andare avanti con la nostra evoluzione scaturisce da uno di questi sentimenti, allora in realtà potremmo essere andati all’indietro. O, forse, non siamo mai arrivati nel luogo in cui immaginavamo di essere. Quindi il primo messaggio che riceviamo quando raggiungiamo il luogo, nel Viaggio Evolutivo, chiamato Contentezza, è che — come Conversazioni con Dio dice in modo così perfetto — “non c’è alcun luogo dove dobbiamo andare, niente che dobbiamo fare, e nessun modo in cui dobbiamo essere, se non esattamente il modo in cui siamo proprio ora”. Ridotto alla sua essenza, si traduce in in una semplice questione di Auto Accettazione. Ma, per la maggior parte della gente, L’Auto Accettazione non è una questione così semplice. In realtà, può essere la cosa più difficile da raggiungere nella vita. Ecco perché è un risultato così fantastico per un Essere raggiungere uno stato di Contentezza. Ed essere capaci di sostenere un’esperienza del genere è un segno di maestria iniziale. Ma ci sono luoghi più grandi verso i quali un’anima può viaggiare. Ci sono esperienze più grandi da avere nella struttura di una vita. E lo stato di Contentezza non è per niente uno stato di totale risveglio. O, per dirla in altre parole, l’Accettazione di Sé non equivale alla Consapevolezza di Sé. Accettare il tuo Sé così come sei al momento non significa che non esista una versione più grande del tuo Sé che puoi sperimentare. Significa semplicemente che sei soddisfatto del tuo Sé e che non hai bisogno di andare oltre, non hai bisogno di essere “di più”, non hai requisiti auto-imposti o imposti da altri di essere in qualche modo addirittura “migliore”. Significa che hai capito la Nona Illusione degli Umani: La Superiorità Esiste. (Ricorderai Le Dieci Illusioni degli Umani dallo straordinario libro Comunione con Dio: 1. Il Bisogno Esiste 2. il Fallimento Esiste 3. La Disunione Esiste 4. L’Insufficienza Esiste 5. Il Requisito Esiste 6. Il Giudizio Esiste 7. La Condanna Esiste 8. La Condizione Esiste 9. La Superiorità Esiste 10. L’Ignoranza Esiste Le prime cinque sono le Illusioni Fisiche, che hanno a che fare con la vita nel corpo fisico. Le ultime cinque sono le Illusioni Metafisiche, che riguardano la realtà non-fisica, o le idee che hai nella mente). L’idea che la Superiorità Esista può creare nella mente il “bisogno” di sperimentare qualcosa di diverso da quanto stiamo sperimentando proprio ora. Anche questo bisogno è un’illusione. E’ la Prima Illusione degli Umani, è la falsa idea sulla quale si basano tutte le altre false idee riguardanti la Vita. E’ il Primo Errore. E’ il Primo Fraintendimento. E’, in un certo senso, il Peccato Originale. (Ovviamente non esiste una cosa come il “peccato”. Il termine viene qui usato come metafora). Quindi, la Contentezza è uno Stato dell’Essere in cui realizziamo che la Superiorità è un’illusione. E’ impossibile essere superiore a ciò che sei esattamente in questo momento. E’ un altro modo per dire che tutte le cose sono perfette nel mondo di Dio. Dio non ha bisogno di nulla per essere diverso dal modo in cui è proprio ora. Perché, allora, preoccuparsi di cambiare? Perché preoccuparsi di cambiare qualcosa, men che meno il nostro vero sé? La ragione per cambiare La ragione per cambiare è la stessa per fare qualsiasi cosa. Conversazioni con Dio ci dice che esiste un’unica ragione per fare qualsiasi cosa: annunciare e dichiarare, diventare e realizzare, esprimere e sperimentare la successiva più grande versione della più grandiosa visione che abbiamo mai avuto di Chi Siamo. CcD lo riassume in questa frase: Ogni atto è un atto di auto-definizione E’ profondamente vero, e viene compreso da molto poche persone. Viene abbracciato da ancor meno persone. E’ importante qui comprendere che “più grande” non significa in alcun modo “migliore”. Una cosa che è più grande non equivale ad una cosa che è superiore. Significa semplicemente più grande. Nel contesto della frase sopra, tratta da CcD, significa “una più grande versione” della più grandiosa visione che abbiamo mai avuto di noi stessi. Un albero non è “migliore” perché oggi è più grande di quanto lo fosse quindici anni fa. E’ semplicemente cresciuto. Non è diventato “migliore” di quanto lo fosse prima. Non è in alcun modo “più bello” o “più saggio” di quanto fosse quando era una piantina. L’albero non ne sa di più ora di quanto ne sapesse allora. Ma è CRESCIUTO. E’ diventato di più di quanto sia mai stato, fin dall’inizio. Sta semplicemente mostrando più “alberità”. Non è diventato qualcosa di diverso da ciò che era, ma è diventato di più di ciò che era. La ragione perché un umano cambi non è diventare “migliore”, ma semplicemente diventare una versione più vasta di ciò che quell’Essere è già. Questo processo di diventare più grande è il processo di crescita — e la crescita è il processo della Vita stessa. Quindi non potresti fermare il processo, se volessi, senza fermare la Vita stessa, e questo è qualcosa

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Una Nota da Neale Rimanere Bloccati La Contentezza si raggiunge spesso con il processo in cinque tappe di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane. Sulla strada verso la Contentezza è possibile fermarsi in qualsiasi punto lungo il cammino, e rimanere bloccati lì. Quando ciò succede, è come quando una persona viaggia lungo il sentiero dello sviluppo personale e spirituale nella vita. Alcune persone rimangono ferme al primo punto, l’Abbandono, e non si avventurano nemmeno verso il secondo, la Necessità. Ricordatevi, la Necessità è il passo intrapreso dall’Essere che non è d’accordo col sentirsi separato da Dio, e sceglie di cercare un modo per tornare a casa. Questa ricerca spesso porta all’idea che noi possiamo “tornare a casa”, ma solo se facciamo o non facciamo determinate cose. Ma ad alcuni Esseri semplicemente sta bene sentirsi separati da Dio, e lasciano perdere. Per una ragione o l’altra — che solitamente, ma non sempre, ha a che fare con la cultura e l’ambiente — non esplorano ulteriormente. Queste persone molto spesso si sentono alienate dalla vita stessa, alla deriva in un mare di incertezza e lontane da casa per sempre. La loro alienazione e separazione da Dio può, se non stanno attente, manifestarsi nel sentire spesso alienazione e separazione dagli altri esseri umani. Alcune persone restano ferme al secondo passo, la Necessità, e nemmeno si avventurano mai verso il terzo, lo Scontento. Ricordate, lo Scontento è il passo intrapreso dall’Essere che sa che è avvenuta la separazione dall’Essenza, e che vuole ed anela a ritornare a quell’Essenza che qui ho chiamato Dio. Alcuni Esseri semplicemente si assestano sul sentire che esiste una necessità da soddisfare per poter giustificare un ritorno a Dio, e lasciano perdere. Per una ragione o per l’altra — che solitamente, ma non sempre, ha a che fare con la cultura e l’ambiente — non esplorano ulteriormente. Queste persone molto spesso sentono di dover essere, fare o avere altre cose (qualsiasi cosa che produca denaro, successo o potere) per poter giustificare la propria vita. Il loro bisogno di soddisfare queste richieste immaginarie può spesso, se non stanno attente, manifestarsi in una vita rigida, pilotata, impegnativa, auticritica, ed infine auto-imposta e carica di giudizio. Alcune persone restano ferme al terzo passo, lo Scontento, e nemmeno si avventurano mai verso il quarto, la Discussione. Ricordate, lo Scontento è il passo intrapreso dall’Essere che diventa frustrato per non essere libero. Abbiamo detto che la libertà è lo stato naturale dell’anima. La libertà è ciò che l’anima è. La parola Libertà e la parola Dio potrebbero essere intercambiabili. Dio è l’essenza della libertà, per definizione. La Libertà è quella qualità dell’essere che non conosce limiti, che non è legata da restrizioni, e sulla quale non può esser posto alcun tipo di requisito. Ma se uno viene cresciuto in una cultura in cui la sola idea di libertà stessa è considerata contro le leggi della natura o il Volere di Dio, allora perfino il Naturale Ordine delle Cose — la libertà — può sembrare molto innaturale, scomodo, e in effetti indesiderato. Ci sono certe tradizioni spirituali e religioni orientali in cui gli aderenti preferiscono poca o nessuna libertà, proclamando che la rigida, intransigente, esigente e profondamente giudicante Parola del Creatore sia ciò che tiene in riga loro e la loro intera società, in assenza della decadenza a ruota libera dell’occidente. Allo stesso modo, gli interpreti fondamentalisti dogmatici di alcune religioni occidentali si sentono obbligati a mantenere stili di vita rigidi, con poca o nessuna libertà personale in materia spirituale. E quindi ci sono molte persone che non arrivano neanche al punto dello Scontento. Non ne hanno desiderio. Lo Scontento è il passo intrapreso dall’Essere che sente di non riuscire a sperimentare ed esprimere il suo vero sé, che è la libertà stessa, ma molte persone non credono che questo sia il loro vero sé. Alcuni arrivano a questo punto, ma non vanno oltre. Sono scontente, ma non usano mai la logica per uscire dal loro scontento. Semplicemente si accontentano di provare scontento per dover giustificare il ritorno a Dio quando nel profondo sanno che non dovrebbero, e lasciano perdere. Per una ragione o per l’altra — che solitamente, ma non sempre, ha a che fare con la cultura e l’ambiente — non esplorano ulteriormente. Queste persone molto spesso sono scontente di qualsiasi autorità o circostanza della propria vita sulla quale immaginano di non avere controllo. La loro esperienza profondamente scontenta di non aver controllo può, se non stanno attente, manifestarsi spesso nel cercare controllo. Queste persone rischiano di diventare “maniaci” del controllo, col bisogno di esercitare quasi sempre  le proprie scelte e la propria volontà su tutti gli altri. Alcune persone restano ferme al quarto passo, la Discussione, e nemmeno si avventurano mai verso il quinto, il Discernimento. Ricordate, la Discussione è il passo intrapreso dall’Essere che sente che ci dev’essere una risposta alle domande indisputabilmente logiche che sorgono sugli illogici messaggi e lezioni che vengono dati su Dio e sulla vita dalla sua cultura e dalla sua società. Alcuni Esseri semplicemente stabiliscono di sentirsi polemici ogni volta che si confrontano su questo argomento di cosa serve per tornare a Dio, e lasciano perdere. Per una ragione o per l’altra — che solitamente, ma non sempre, ha a che fare con la cultura e l’ambiente — non esplorano ulteriormente. Queste persone molto spesso si sentono polemiche in molte situazioni e momenti durante la loro vita. La loro radicata esperienza di volere e aver bisogno di risolvere tutto contestando tutto può, se non fanno attenzione, manifestarsi spesso nel discutere su tutto — e, ancor peggio, nel bisogno di avere sempre ragione. Alcune persone rimangono alla quinta fase, il Discernimento, e non si avventurano mai verso il culmine di questi cinque passaggi, la Contentezza. Ricordate, il Discernimento è il passo intrapreso dall’Essere a cui è chiara, alla fine, la propria verità, ciò che funziona e ciò che non funziona, e ciò che l’anima sa, invece di ciò che la mente pensa di sapere, su Dio e

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Una Nota da Neale Ancora sulla Contentezza Miei cari amici… Due settimane fa in questo spazio abbiamo parlato dei primi due passi verso la Contentezza: l’Abbandono e la Necessità (o Requisito). Questa settimana vedremo i tre finali: lo Scontento, la Discussione e il Discernimento. Lo Scontento La libertà è il normale stato dell’anima. Libertà è ciò che l’anima è. La parola Libertà e la parola Dio potrebbero essere intercambiabili. Dio è l’essenza della libertà, per definizione. La Libertà è quella qualità dell’essere che non conosce limiti, che non è legata da restrizioni, e sulla quale non può esser posto alcun tipo di requisito. A Dio non viene richiesto di essere, di fare o di avere alcunché. Nessuno può esigere qualcosa da Dio. Ciò perché Dio è l’Onnipotente, il Creatore, e ad un Essere simile non può essere imposto alcun requisito. Chi farebbe la richiesta? Il più grande segreto della vita è che nemmeno a voi viene richiesto di essere, fare o avere niente. E questo perché siete stati fatti “ad immagine e somiglianza di Dio”. Siete onnipotenti, siete il Creatore, e ad un Essere simile non può esser imposto alcun requisito. Anche se Qualcuno potesse (Dio, presumibilmente), non c’è nessuno che lo farebbe. Cioè, Dio non lo farebbe. Perché? Perché non c’è niente che Dio voglia da voi. Non c’è niente di cui Dio abbia bisogno per poter essere felice. Dio ha tutto, perché Dio E’ tutto. Non c’è niente che Dio non sia — quindi cosa potrebbe forse volere, esigere, di cosa potrebbe aver bisogno Dio? L’anima lo sa. Questa è logica impeccabile, e quindi, a qualche livello, anche la mente lo capisce. Ma potrebbe essere ad un livello molto alto — un livello di pensiero (e di ricordo) al quale la mente non risale istantaneamente molto spesso, dopo la nascita. Poco dopo la nascita la mente abbandona ciò che pensa di sapere e di capire sulla vita, perché tutto nel suo ambiente esterno testimonia qualcosa di diverso. Così la mente abbandona il suo Ricordo Più Elevato: quello della sua Unità con L’Essenza, e del suo Essere Uno con Tutto Ciò che E’. Potrebbero volerci anni (e solitamente è così) perché la mente ricordi di nuovo questa verità — e ancor più per viverla. Soprattutto quando al giovane Essere viene detto dai primi momenti dopo la nascita fino ai primi anni di sviluppo che si, è separato da Ciò Da Cui Proviene… e che c’è un requisito che deve essere soddisfatto prima che vi possa ritornare. Ritornarvi è ciò che desidera fare, così il giovane Essere cerca seriamente di capire e di soddisfare quei requisiti. L’unico problema, l’anima lo sa ad un qualche livello molto profondo, e l’anima capisce perfettamente, è che l’idea di un Requisito posto perché l’Essere possa sperimentare Dio (e ancor più ritornare a Dio) è falsa. E’ falsificata. Semplicemente non è il modo in cui sono le cose. E così, per il resto della sua vita, l’Essere sarà in conflitto tra quello che sa interiormente (nella sua anima) e quello che gli viene detto, e quindi pensa di sapere, esteriormente (nella sua mente). Interiormente l’Essere capisce di essere la Libertà Stessa (ecco perché tutti gli esseri sulla Terra desiderano essere liberi. E’ la loro Natura Essenziale… e lo sanno). Esteriormente all’Essere viene continuamente detto che non è libero, ma che deve fare o non fare determinate cose per poter tornare a Casa, per poter sperimentare il suo Vero Sé e la sua intrinseca Unità con Dio. Percorrendo il sentiero della Vita, l’Essere sperimenterà continuamente questo conflitto, ed incontrerà continuamente un incrocio che ben presto gli diventerà molto familiare. L’Essere o si arrenderà a ciò che gli viene detto, o sarà scontento di ciò che gli viene detto. Lo Scontento è la terza tappa sul cammino verso la Contentezza. Lo Scontento è il segnale che l’anima sta iniziando a prendere il posto della mente, che ciò che l’anima sa di sapere sta iniziando a diventare più importante di ciò che la mente pensa di sapere. Lo scontento non è un’emozione negativa. E’ un segnale di crescita molto positivo. Lo scontento è l’inizio della ribellione, e la ribellione è l’inizio della saggezza. Ogni paese libero, e ogni uomo libero, è iniziato con lo scontento. La saggezza risiede dall’altra parte di “no, grazie”. Lo scontento è la nascita della saggezza. E’ sempre così. L’Essere che si arrende a ciò che gli viene detto sul Mondo Esterno e su “com’è” potrebbe rimanere alla Seconda Tappa sul sentiero verso la Contentezza — il requisito — per sempre. Quell’Essere non sarà mai davvero felice, poiché non conosce mai davvero la libertà, e la libertà è l’essenza di ciò che è. E quindi l’Essere non conoscerà mai davvero Se Stesso — e questo è ciò che è venuto a fare qui. Anche questo lo sa intuitivamente, e quindi l’Essere sarà molto infelice, totalmente scontento. Cercherà di rendere felice se stesso. Potrebbe anche esser capace di convincere se stesso che dovrebbe essere felice, perché, dopo tutto, sta facendo la cosa giusta. Sta lavorando duro per soddisfare il requisito che Dio ha imposto a tutti quelli che vogliono ritornare a Lui. (Il fatto che questi requisiti siano impossibili da soddisfare potrebbe anche portarlo a costruire un po’ di scontento. Ma la persona che si è arresa alla Storia Culturale raccontatagli dal suo Mondo Esterno reprimerà questo scontento — o, tipicamente, ri-dirigerà questo scontento ed inizierà a non sopportare altri, che non accettano la Storia Culturale). Quindi il conflitto interno si trasformerà in conflitto esterno, con l’Essere che rifiuterà il conflitto all’interno di sé a favore del conflitto con coloro all’esterno di sé. Questo è sempre molto più facile da gestire e molto più facile da giustificare. Il mondo ora è in conflitto al proprio interno esattamente per questa ragione. Poiché la gente del pianeta come un tutt’uno si sta ora muovendo attraverso il proprio collettivo processo di evoluzione. Cioè, l’intera specie chiamata homo sapiens ora è arrivata all’incrocio. La specie evolve ad un

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Lettere a Neale Caro Neale… Sono una madre single della Romania con un figlio di 13 anni (penso che sia l’età più critica!!!) che fino ad ora ha mosso le montagne senza realizzarlo molto bene, senza troppo sforzo; solo col semplice desiderio di ottenere una determinata cosa. Devo ammetterlo, con un po’ di imbarazzo. Ho sentito parlare di te e di CcD molto, molto tempo fa, ma non ho mai letto niente. Da qualche mese posso dire che “ti mangio come il pane”. Leggo i tuoi libri, li rileggo, ti ascolto, e poi ricomincio a leggere e mi fermo perché voglio ascoltare qualcos’altro… Un paio di mesi fa ho iniziato un nuovo lavoro, completamente diverso da quanto ho fatto nei 48 anni che compirò presto. Dopo 2 mesi di praticantato, nei 10 giorni successivi ho raggiunto l’obiettivo di un mese per un impiegato con 3 anni di esperienza. Nel mese successivo sono stata di nuovo il miglior impiegato del mio dipartimento e i miei colleghi mi dicono che sono “quotidianamente contagiati dalla mia energia positiva”, e che sono “orgogliosi e contenti di me”. Cerco ogni giorno di trasformarmi, di diventare migliore, di lavorare sui pensieri negativi, ma non sempre ci riesco. Sento che potrei fare di più. So di poter fare di meglio, e ti chiedo gentilmente di darmi 3 suggerimenti incoraggianti, 3 suggerimenti per rafforzare la mia fede, 3 suggerimenti da seguire nei momenti difficili. Grazie Neale, grazie per l’ispirazione, il tempo e l’intuizione. Con affetto, Cornelia Neale Risponde Cara Cornelia… sono felice che tu mi abbia scritto. Mi hai chiesto “3 suggerimenti” che possano aiutarti nei momenti difficili. Farò del mio meglio. Ecco: SUGGERIMENTO N° 1: Non hai bisogno di “rafforzare la fede”. La fede non è necessaria nella Mente del Maestro. La “Fede” viene usata solo da una persona che crede che qualcosa possa andare storto. Ma niente ti può “andare storto”, dato Chi Sei Davvero. Sei un figlio di Dio, un’Individuazione della Divinità, una gloriosa e meravigliosa Espressione del Divino. Dato che è così, niente può accadere nella tua vita che non sia per il tuo bene più elevato. Tutto ciò che hai bisogno di fare è “saperlo”. Pertanto, la Conoscenza sostituisce la Fede nella Mente del Maestro. Quindi non cercare di rafforzare la tua fede. Determina, invece, di restare fermamente nel tuo Sapere che Va Tutto Bene, ora e sempre. SUGGERIMENTO N° 2: La Gratitudine è lo strumento più potente che Dio abbia dato agli umani, col quale esprimere il loro Sapere che Va Tutto Bene. Ogni volta che sperimenti ciò che hai chiamato “momenti difficili”, dì semplicemete a Dio una preghiera di gratitudine per qualsiasi circostanza o situazione che ti trovi ad affrontare. La tua dichiarazione di Gratitudine permette alla tua Mente di porre fine a qualsiasi resistenza a ciò che sta accadendo — ed è nella fine della resistenza che si trasforma la tua energia nei confronti di qualsiasi esperienza, cambiando l’esperienza stessa in esperienza di pace, amore e gioia. Ricorda l’affermazione in Conversazioni con Dio: “Ciò a cui resisti, persiste. Ciò che guardi scompare. Cioè, smette di avere la sua forma illusoria”. Quando viene svelata l’illusione riguardo a un qualsiasi evento o situazione, e l’evento o situazione viene visto per ciò che è davvero — semplicemente un gradino sul sentiero della tua evoluzione — la tua esperienza dei “momenti difficili” cambia magicamente. SUGGERIMENTO N° 3: Cerca di comprendere il messaggio più importante di CcD: “La tua vita non ha niente a che fare con te”. Ruota all’esterno il focus delle tue attenzioni quotidiane, verso i bisogni e le aspirazioni, le battaglie e le sfide di coloro con le cui vite entri in contatto. So che lo stai già facendo. E’ questo ciò che ti ha resa una persona così positiva, e così meravigliosa da avere intorno. Semplicemente continua così. Sappi che qualsiasi cosa tu dia ad un altro, la dai a te stessa. Porta la pace ad un altro e porterai pace a te stessa. Porta la gioia ad un altro e porterai gioia a te stessa. Porta ad un altro compassione e affetto e comprensione e senso dell’eterna presenza di Dio, e porterai compassione e affetto e comprensione e senso dell’eterna presenza di Dio a te stessa. Non può essere in altro modo. Quindi… quando sembra, all’interno dell’Illusione, che i momenti stiano “diventando difficili”, guarda al di fuori di te e trova qualcuno per cui siano ancora più difficili. Non sarà difficile trovare persone del genere. Sono tutto intorno a te. Poi fai ciò che puoi per dare assistenza a quella persona — mentalmente, fisicamente, spiritualmente, emotivamente — nel momento difficile che sta affrontando, e troverai che i tuoi stessi “momenti difficili” saranno stati cancellati dalla tua esperienza. Non è niente di più che l’applicazione della Regola d’Oro: Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te stesso. Questa “regola” funziona per una ragione molto semplice. Esiste sono Uno di noi. Tutto il resto è parte dell’Illusione. Quindi… ciò che fai per un altro, lo fai per te Stesso. In questo senso la tua vita HA “a che fare con te”… ma riguarda il Grande Te, non il Piccolo Te; il Te Universale, non il Te Locale. Quando decidi di operare al livello del tuo Te Universale, tutti i “problemi” e le “difficoltà” della tua “vita localizzata” smettono di avere effetti negativi su di te. Sei “in questo mondo, ma non di questo mondo”. Allora avrai capito e realizzato la tua vera ragione di essere qui; avrai raggiunto il tuo scopo; avrai portato a compimento il Programma della Tua Anima. Ti offro questi suggerimenti, Cornelia, nell’umile consapevolezza che tutto ciò che sto facendo è ricordarti Chi Sei Davvero e Ciò Che Già Sai. Con amore e abbracci, Neale  

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Una Nota da Neale Parliamo di contentezza? Miei cari amici… Un Passo Importante verso l’Auto-Consapevolezza è la Contentezza. E’ uno stato elevato dell’essere, e generalmente lo si raggiunge solo dopo un’esperienza di vita ricca e varia ed una sincera contemplazione. Mi è stato detto che solo uno su quattro umani raggiunge questo stato nella propria vita, e, di questi, quasi tutti nei loro ultimi anni. La contentezza è uno stato dell’essere che esprime la “totale approvazione” di un essere umano del modo in cui gli vanno le cose. E’ una totale e positiva accoglienza della sua attuale condizione fisica, mentale e spirituale. E’ assoluto amore di sé, perdono di sé e auto-accettazione. In uno stato di Contentezza non c’è bisogno che nulla sia diverso da come è in questo momento, riguardo al proprio corpo, alla propria mente, al proprio spirito, alla propria esperienza interiore e alle proprie circostanze esterne. E’ una sensazione di perfezione e un’esperienza di quieta pace interiore. E’ assenza di auto-recriminazione e di auto-critica. E’ presenza di autostima. La contentezza viene spesso raggiunta a tappe, o “passi minori”. Non tutti questi passi devono essere fatti. E’ possibile “saltarne” qualcuno. Ma la maggior parte delle anime si muove attraverso la maggior parte di queste tappe. I passi minori verso la Contentezza verranno descritti qui nelle prossime settimane. Di seguito i primi due. L’Abbandono La prima tappa, o passo minore, nel viaggio verso la Contentezza è l’abbandono. E’ il momento nel Ciclo Continuo della Vita in cui la mente nota consapevolmente che l’anima è emersa dall’unità con L’Essenza. Questo a volte accade nell’età compresa tra la nascita e i 3 mesi, quando il bambino diventa consapevole di non essere più In Unione con Il Tutto. La mente inizia immediatamente a cercare una spiegazione a questo fatto, e durante le prime settimane di vita fisica del corpo, il giovane essere umano è avvolto in una Storia Culturale che soddisfa questo desiderio della mente. E’ la Storia della Separazione. Un’esposizione ripetuta a questa Storia, attraverso il sentirla e risentirla, e attraverso lo sperimentarla direttamente nella realtà esterna, fa in modo che l’umano bambino abbandoni la propria Consapevolezza Interiore di Unità Con Il Creatore. Questa è una parte naturale del Processo di Auto-Consapevolezza. In questo processo: – Primo, l’Essere Sacro conosciuto come umano bambino diventa consapevole di Se Stesso. – Secondo, diventa consapevole dell’Altro. – Terzo, arriva a comprendere che il Sé di cui ora è consapevole è Individuale — un Essere Fine a Se Stesso. Esiste all’interno della consapevolezza di questo giovane umano la memoria di un’Essenza Più Grande, di un Essere Più Grande, del quale è una parte — ma egli non sperimenta più l’essere parte di Questa Essenza. In un momento imprecisato abbandona questa memoria a favore dell’esperienza che sta avendo al momento. L’Abbandono è un passo che viene compiuto dal 100% degli esseri umani. Non è un momento triste nell’evoluzione dell’Essere, ma un segnale di crescita. Sarebbe triste (in termini umani) solo se la mente dell’Essere non crescesse mai al di là di questo punto. La Necessità La seconda tappa, o passo minore, nel cammino verso la Contentezza è il requisito. E’ il momento in cui la mente inizia a sperimentare il desiderio naturale di un’esperienza dell’Essenza dalla quale intuitivamente sa di essere emerso — anche se, a livello umano, il bambino ha il naturale desiderio della propria madre. L’Essere ora comprende di essere separato dall’esperienza che desidera avere. La giovane mente inizia a cercare una risposta a questa consapevolezza. Ci dev’essere qualcosa che possa fare. Ha imparato ad accontentare la propria madre terrestre facendo certe cose in un certo modo. Forse, ragiona la giovane mente, può compiacere il suo Creatore Invisibile nello stesso modo — facendo certe cose. Questa valutazione infantile totalmente incomprensibile, se non completamente sbagliata, viene poi confermata dai mentori adulti del bambino che dimostrano all’Essere, attraverso azioni e parole, sempre più della Storia Culturale Umana della Separazione. Ad un certo punto il giovane Essere viene reso consapevole che c’è, in effetti, qualcosa che possa fare — di fatto, la necessità di fare determinate cose — perché gli sia permesso ritornare nell’unione con con quell’Essenza, che aveva sperimentato una volta. (L’Essenza viene chiamata in molti modi, a seconda di dove è nato l’Essere sulla Terra. Per lo scopo di questa discussione verrà usata la parola “Dio”). Il giovane Essere inizierà ad assimilare le idee, acquisite interamente nel suo contesto, di non essere buono, di non essere meritevole, abbastanza da ritornare a Dio semplicemente rimanendo nel suo stato naturale. L’Essere allora cerca ogni modo e maniera possibili per diventare meritevole. Desidera fare ciò che è necessario per poter ritornare a Dio e per avere di nuovo l’esperienza di Dio. Ora capisce del tutto di essere separato da Dio ed accetta pienamente che esista una necessità a cui adempiere per porre fine alla questa condizione. La Necessità è un passo intrapreso all’incirca da otto su dieci esseri umani. Non è un momento triste nell’evoluzione dell’Essere, ma un segnale di crescita, poiché l’Essere ha capito che la sua “casa” è con Dio, e desidera fare qualcosa per ritornarvi. Sarebbe triste (in termini umani) solo se la mente dell’Essere non crescesse mai al di là di questo punto. (Bisognerebbe notare che tutti gli esseri umani molto giovani immaginano che potrebbe esserci qualcosa che si possa fare per poter sperimentare di nuovo l’essere Uno con L’Essenza, ma che non a tutti viene detto che esiste una necessità che devono soddisfare per poterlo fare. Alcuni non sentono mai questa idea, e quindi evitano di abbracciarla come propria verità. Ad una piccola porzione di giovani umani in realtà viene detto che non c’è nulla che debbano fare per ritornare all’Essenza. Altri ancora — probabilmente la più piccola percentule di tutte — vengono cresciuti in una sotto-cultura che dice loro che essi stessi sono questa Essenza alla quale desiderano tornare. Di gran lunga la maggior parte degli Esseri in via di sviluppo — come evidenziato sopra, probabilmente otto su dieci — viene

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Lettere a Neale Come posso parlare con Dio? Caro Neale… Ero ad una delle sue lezioni. Ho letto il suo libro Quando Tutto Cambia, Cambia Tutto, e ho così tante paure che non so da dove iniziare a parlarne. Il mio più grande cambiamento — mio marito, il mio migliore amico, è stato ucciso nel 2006. Da allora io non sono più stata la stessa. Mi assale la paura di restare senza casa, la paura dell’abbandono, e la paura che non ci sia anima al mondo che possa amarmi ed accompagnarmi nella vita. Da qualche parte lungo il cammino Dio mi ha abbandonata… e ora non so come potrei affidarmi a lui, e a credere che mi conduce sempre a giorni migliori. Sono bloccata in uno stato depressivo. Un giorno va bene; l’altro va male… Signor Walsch,  come posso parlare con Dio? A quanto pare pregarlo non funziona molto bene. Come posso presentarmi a Dio in modo da avere una pausa da tutto ciò, ed iniziare a vivere una vita piena? Ho ascoltato la sua storia… mi ha fatta piangere. Grazie per la condivisione, signor Walsch. Cordialmente, Thien Neale Risponde Mia cara Thien… Sono così felice che tu mi abbia scritto. Grazie per esserti messa in comunicazione con me… e con Dio. La prima cosa che voglio che tu faccia è trovare una copia di Accanto a Dio. Per favore leggilo subito. La tua Anima vuole che tu legga questo libro esattamente ora. Non aspettare a farlo. Fallo ora. Procurati una copia del libro e leggila. Grazie. Sono molto, molto dispiaciuto di sapere della perdita di tuo marito-e-migliore-amico. So quanto debba essere devastante per te, e sarai triste per questo per il resto della tua vita — ed è giusto così. Anima dolce, Felici più di Dio ci dice che tristezza ed infelicità non sono la stessa cosa. Ecco un estratto da quel meraviglioso libro: C’è differenza tra tristezza ed infelicità. Durante la stesura di questo libro la mia cagnolina, Lady, è morta. Era stata la mia compagna per più di 14 anni. Negli ultimi 12 mesi era diventata sempre più piena di dolori, dovuti ad una serie di malanni e patologie. Verso la fine era diventata molto sorda e camminava a fatica. Negli ultimissimi giorni non riusciva neanche più ad  alzarsi. Fui triste quando morì, ma non infelice. Riesci a  vedere la differenza? Non è una differenza di poco conto. Non è una  distinzione irrilevante. Ero triste perchè  Lady non era più con me, ma ero felice perchè non soffriva più. Ero felice — molto felice — che lei fosse andata avanti nel suo viaggio, celebrando il suo Giorno della Continuazione. Ero addirittura “felice di essere triste”, poiché la mia tristezza mi diceva qualcosa su me stesso. Diceva che ero premuroso. Diceva che amavo. Diceva che ero umano, e che nonostante il modo in cui il mondo si mostrava intorno a me, desensibilizzando tutti, io ero rimasto in contatto con la mia umanità. Si, ero felice della mia tristezza, e di ciò che mi diceva su Chi Sono. Mi faceva sentire bene essere triste. La tristezza non deve rendere infelici. Usata come segnale di dove sei sul tuo sentiero evolutivo, la tua tristezza può essere una  fonte di conferma interiore della profondità dei tuoi sentimenti, e quindi di chi sei come persona e come essere spirituale. Perciò, quando qualcuno muore, permettiti di piangere. Quando qualcuno ti ferisce, permettiti la tristezza. E soprattutto quando tu ferisci qualcuno, permetti alla tristezza di accompagnare il tuo rammarico. Dai a te stessa il dono della tristezza  e scoprirai che guarirai  più velocemente da qualsiasi esperienza che tenderebbe a farti dimenticare la tua vera identità. Ciò che sto dicendo è che la tua tristezza per una qualunque cosa non deve impedirti di essere felice più di Dio — felice più di quanto fossi prima. La felicità è qualcosa che si accumula. Più la senti più aumenta. Mi sento più felice ora di quanto lo fossi nei giorni prima che Lady si coricasse per l’ultima volta. Sono più felice ora di quando avevo 50 anni, più felice di quando ne avevo 30, più felice, in realtà, di quanto lo sia mai stato in vita mia. E ho imparato come accogliere la mia tristezza e tenerla dentro la mia felicità, rendendola quindi una parte meravigliosa. Ho imparato davvero che la “felicità” si raggiunge attraverso il semplice processo di abbracciare la vita così com’è. ================================ Ora, Thien, naturalmente non intendo paragonare la morte del mio cane alla perdita di tuo marito. Per favore non vederla in questo modo. Sto semplicemente sperando di fare in modo che il mio libro Felici più di Dio dica una cosa importante. Se ne hai occasione, spero anche che tu permetta a te stessa di leggere questo libro. Potrebbe aiutarti molto in questo momento. Per favore, leggi questi libri. E poi rimettiti in contatto con me, e parliamo di come puoi andare avanti  nella tua vita in modo gioioso! Mi hai chiesto come poter avere una tua personale Conversazione con Dio. Nel modo in cui l’ho sperimentata, ci sono Cinque Passaggi per avere una Conversazione con Dio: 1. Riconoscere che C’E’ un Dio, e che è possibile avere una conversazione con Ciò Che C’E’. 2. Riconoscere che TU sei degno e in grado di avere questa conversazione. 3. Notare che tu stai avendo questa conversazione SEMPRE, e che semplicemente la stai chiamando in un altro modo. Potrebbe essere qualsiasi cosa, dai tuoi pensieri più elevati, alle parole della prossima canzone che sentirai, all’affermazione casuale di un amico che hai appena incontrato per strada o ad una festa o al supermercato. 4. Non METTERE IN DUBBIO  e  non RIFIUTARE la validità della risposta che hai ricevuto. 5. AGISCI in base all’informazione ricevuta. Questi passaggi ti porteranno dritta alla stessa esperienza che ho avuto io — e che continuo ad avere. Grazie per avermi scritto, amica mia. Spero che la mia risposta ti sia stata d’aiuto. Ti invio pace e amore. Neale

NDW: Saggezza per il fine settimana

Lettere a Neale Caro Neale… Se non ci sono vittime né esecutori e se la verità è soggettiva e non assoluta, come posso trovare la verità reale così da poter dire la mia verità ai miei cari, quando la mia verità è nascosta dietro dolore e negazione? Quando metterò da parte la mia negazione per guardare più in profondità stando al sicuro? Benedizioni, Blake Neale Risponde Da quanto ho capito, Blake — e da come l’ho sperimentato — la “verità reale” non è qualcosa che esiste assolutamente ed oggettivamente, ma è qualcosa che io decido, e quindi creo, in forma soggettiva. Io dico che gli asparagi sono fantastici e il mio nipotino dice che sono rivoltanti. Quindi cosa è “vero” riguardo agli asparagi? Ciò che è vero è ciò che diciamo che è vero. Ed è stato così per tutta la storia umana — con gli asparagi e con tutto il resto. E la condizione in cui siamo in questo momento sul nostro pianeta ne è un riflesso. E’ un riflesso del nostro dire collettivo cosa è vero. Se vogliamo che il nostro mondo cambi, tutto ciò che dobbiamo fare è cambiare ciò che diciamo che è vero. Oppure, come dico da anni: riscrivere la nostra Storia Culturale. Se vedo che la mia verità personale è “nascosta dietro dolore e negazione” — e, a proposito, la mia verità interiore più elevata spesso lo è — allora mettere da parte la mia negazione per guardare più in profondità diventa “sicuro” solo quando dico che lo è. In altre parole, Blake, non c’è una risposta oggettiva, una risposta universale, alla domanda. E’ “sicuro” fare così ora (nel senso, opposto a ieri) perché dico che lo è. E cosa potrebbe farmi dire una cosa simile oggi, quando ieri non potevo? Nel mio caso, non avrebbe niente a che fare con le circostanze esterne, ma sarebbe solo la mia determinazione, il mio impegno, a ricreare me stesso in modo diverso in questo Momento Dorato dell’Adesso, nella successiva più grande versione della più magnifica visione che io abbia mai avuto di Chi Sono. In altre parole, trovo che quando mi impegno di nuovo nella Visione, e nel Compimento del Viaggio che la mia Anima sta facendo (vedi “L’Unica Cosa Che Conta”), ricordo a me stesso ciò che ho sempre saputo: che non sono mai non-“sicuro”, perché non può accadere nulla che non vada bene per me, non può accadere nulla che non sia parte del mio processo evolutivo, niente può danneggiare o distruggere Chi Sono Davvero. Spero di poter dire “Grazie, Dio, per questa vita meravigliosa”, anche nel momento della mia morte. Se potrò dirlo in quel momento — ed in tutti i momenti tra ora e allora — troverò la mia sicurezza nella certezza che Va Tutto Bene, indipendentemente da come tutto stia procedendo. La gratitudine, per me, è lo straordinario balsamo di guarigione che mi riporta alla sicurezza. La gratitudine e l’amore per il mio Dio. Con affetto, Neale

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Una Nota da Neale L’influenza di mio padre Miei cari amici… Lasciate che vi racconti una piccola storia sul giorno in cui mio padre morì. Sapevo che la salute di mio padre non era delle migliori da un po’ di tempo. Aveva 83 anni e la sua salute andava deteriorandosi, e quindi la sua morte non fu per me uno shock. Quando arrivò la telefonata e la voce all’altro capo disse “Neale, mi dispiace doverti dire che tuo padre è morto”, ciò che provai non fu sorpresa, ma grande tristezza – e un’ondata di panico. La tristezza la capivo, il panico no. Era una specie di paura che non avevo mai provato prima. Dissi a me stesso che era l’esperienza di chiunque si senta improvvisamente sopraffatto. Ma perché mi sentivo sopraffatto, mi domandavo. Triste, si, ovviamente, ma sopraffatto? Poi, quando guardai più in profondità i miei sentimenti, realizzai che era perché sentivo che ora ero “al comando”. Ora ero io quello “in cima”. Ora ero io l’esponente della famiglia. Ora ero io “l’anziano”, il “capo”, “l’ultima risorsa”. Improvvisamente, non c’era nessuno sopra di me. Il testimone era stato passato. Questo significava che ora dovevo essere quello con tutte le risposte? Ora avrei dovuto avere tutte le soluzioni per tutti gli altri, come Nuovo Patriarca della famiglia? Ma per quanto riguardava me? A chi avrei potuto rivolgermi quando le cose non fossero andate bene a me? A chi avrei fatto appello? In effetti, da molto tempo non avevo fatto appello a mio padre in quel senso, ma ciò non faceva differenza. Mi sentivo bene sapendo che Papà era sempre lì se ne avevo bisogno. Ora lui era andato, e mi ritrovavo con me stesso. Nella naturale gerarchia della famiglia, e dal momento che all’epoca non ero sposato, tutti ora erano “sotto di me”.  Nessuno era nemmeno al mio livello. Ero, davvero, tutto solo. Non fu una sensazione facile da eliminare. Mi ci vollero mesi per superarla. La mia esperienza sul campo alla fine mi mostrò che non ero senza le risorse di mio padre. Me le aveva date durante la sua vita, e la sua morte non me le aveva portate via. Nei momenti di stress o di difficoltà ricordavo le cose che aveva detto, la saggezza che aveva condiviso, anche alcune delle soluzioni che aveva messo a punto, e usavo spesso quelle conoscenze e quelle strategie. Mio padre era ancora con me, attraverso le idee che aveva messo nella mia testa. Ma ora, c’ero di nuovo, a confronto nei dialoghi di CcD con un’altra sensazione di aver perso la mia risorsa più grande, il mio “tribunale di ultima istanza”. Il pensiero che non avessi bisogno di Dio significava per me che non avevo Dio da cui dipendere, che non avrei dovuto dipendere da Dio perché sono un essere autosufficiente che in realtà E’ Dio, e quindi non dovrei aver bisogno di nessuno. L’idea di non aver bisogno di nessuno non era confortante per me. So che avrebbe dovuto esserlo, ma non lo era. Come ho detto, mi piaceva l’idea di aver bisogno di qualcuno. Ma dovevo concordare con l’osservazione del libro che proprio questa sensazione di aver bisogno di qualcuno o qualcosa al di fuori di se stessi è ciò che ha reso così tanti milioni di persone dipendenti da religioni organizzate, e co-dipendenti nelle loro relazioni umane. Quando più tardi, in Comunione con Dio, mi è stato detto che l’idea che esista il bisogno è un’illusione, non avevo dove andare con le mie sensazioni di disagio, se non ulteriormente in questo mistero per vedere cosa potesse rivelarmi sulla vita stessa, e sul processo del vivere. Comunione con Dio mi incoraggiò a guardare tutto ciò che pensavo, o avessi mai pensato, di aver bisogno nella vita, ed esplorare poi la questione se davvero avessi bisogno di quelle cose, o se fossero semplicemente cose di cui pensavo di aver bisogno. Erano solo preferenze, ma non necessità? Dovetti ammettere che sulla lista non c’era molto che io esigessi assolutamente e decisamente per poter essere felice. E Comunione con Dio diceva che non avevo nemmeno bisogno di nulla per sopravvivere. La mia sopravvivenza, diceva, era garantita, dato chi ero e cosa ero. Non avevo bisogno di cibo. Non avevo bisogno di acqua. Non avevo bisogno di un riparo. Non avevo nemmeno bisogno di aria. Se fossi rimasto senza ossigeno per molto tempo il mio corpo avrebbe smesso di funzionare, vero, ma io — l’ “io” che è “me” — no. Né io avrei mai smesso di funzionare. Ciò considerato, non avevo nulla di cui preoccuparmi. Ovviamente lo compresi a livello metafisico. Ma volevo trascorrere ancora un po’ di tempo qui, sulla Terra, nel mio corpo, così sentivo che c’erano tante cose di cui avevo bisogno. Ma seppure in quel contesto in qualche modo più vulnerabile, se ero davvero onesto potevo vedere che per sopravvivere e per essere felice in questa vita avevo bisogno di molto poco — e di nessuna delle cose sulla mia lista! CcD chiarì che la felicità — e le cose che possono creare felicità — non si trovano al di fuori di noi stessi. In realtà, quello è il luogo in cui si può trovare INfelicità — soprattutto se è l’unico posto dove guardo. “Se non vai dentro, vai al di fuori”, dice CcD, in quello che probabilmente è uno dei passaggi più notevoli. E’ il modo in cui ci sentiamo nei confronti della vita, o di qualsiasi evento della vita, a renderci felici o infelici, e il modo in cui ci sentiamo nei confronti di qualcosa viene creato dentro di noi, non fuori di noi. Con gli anni sono arrivato ad apprezzare la saggezza di quell’intuizione sempre più profondamente. Ho allenato me stesso a vivere il messaggio di CcD come disciplina di vita, a cercare la mia felicità all’interno, e a non porne la fonte al di fuori di me stesso. E ho visto — grazie soprattutto ai messaggi di Amicizia con Dio — che il fatto