Una Nota da Neale

Rimanere Bloccati

La Contentezza si raggiunge spesso con il processo in cinque tappe di cui abbiamo parlato nelle scorse settimane.

Sulla strada verso la Contentezza è possibile fermarsi in qualsiasi punto lungo il cammino, e rimanere bloccati lì. Quando ciò succede, è come quando una persona viaggia lungo il sentiero dello sviluppo personale e spirituale nella vita.

Alcune persone rimangono ferme al primo punto, l’Abbandono, e non si avventurano nemmeno verso il secondo, la Necessità. Ricordatevi, la Necessità è il passo intrapreso dall’Essere che non è d’accordo col sentirsi separato da Dio, e sceglie di cercare un modo per tornare a casa. Questa ricerca spesso porta all’idea che noi possiamo “tornare a casa”, ma solo se facciamo o non facciamo determinate cose. Ma ad alcuni Esseri semplicemente sta bene sentirsi separati da Dio, e lasciano perdere. Per una ragione o l’altra — che solitamente, ma non sempre, ha a che fare con la cultura e l’ambiente — non esplorano ulteriormente. Queste persone molto spesso si sentono alienate dalla vita stessa, alla deriva in un mare di incertezza e lontane da casa per sempre. La loro alienazione e separazione da Dio può, se non stanno attente, manifestarsi nel sentire spesso alienazione e separazione dagli altri esseri umani.

Alcune persone restano ferme al secondo passo, la Necessità, e nemmeno si avventurano mai verso il terzo, lo Scontento. Ricordate, lo Scontento è il passo intrapreso dall’Essere che sa che è avvenuta la separazione dall’Essenza, e che vuole ed anela a ritornare a quell’Essenza che qui ho chiamato Dio.

Alcuni Esseri semplicemente si assestano sul sentire che esiste una necessità da soddisfare per poter giustificare un ritorno a Dio, e lasciano perdere. Per una ragione o per l’altra — che solitamente, ma non sempre, ha a che fare con la cultura e l’ambiente — non esplorano ulteriormente. Queste persone molto spesso sentono di dover essere, fare o avere altre cose (qualsiasi cosa che produca denaro, successo o potere) per poter giustificare la propria vita. Il loro bisogno di soddisfare queste richieste immaginarie può spesso, se non stanno attente, manifestarsi in una vita rigida, pilotata, impegnativa, auticritica, ed infine auto-imposta e carica di giudizio.

Alcune persone restano ferme al terzo passo, lo Scontento, e nemmeno si avventurano mai verso il quarto, la Discussione. Ricordate, lo Scontento è il passo intrapreso dall’Essere che diventa frustrato per non essere libero. Abbiamo detto che la libertà è lo stato naturale dell’anima. La libertà è ciò che l’anima è. La parola Libertà e la parola Dio potrebbero essere intercambiabili. Dio è l’essenza della libertà, per definizione. La Libertà è quella qualità dell’essere che non conosce limiti, che non è legata da restrizioni, e sulla quale non può esser posto alcun tipo di requisito. Ma se uno viene cresciuto in una cultura in cui la sola idea di libertà stessa è considerata contro le leggi della natura o il Volere di Dio, allora perfino il Naturale Ordine delle Cose — la libertà — può sembrare molto innaturale, scomodo, e in effetti indesiderato.

Ci sono certe tradizioni spirituali e religioni orientali in cui gli aderenti preferiscono poca o nessuna libertà, proclamando che la rigida, intransigente, esigente e profondamente giudicante Parola del Creatore sia ciò che tiene in riga loro e la loro intera società, in assenza della decadenza a ruota libera dell’occidente.

Allo stesso modo, gli interpreti fondamentalisti dogmatici di alcune religioni occidentali si sentono obbligati a mantenere stili di vita rigidi, con poca o nessuna libertà personale in materia spirituale.

E quindi ci sono molte persone che non arrivano neanche al punto dello Scontento. Non ne hanno desiderio. Lo Scontento è il passo intrapreso dall’Essere che sente di non riuscire a sperimentare ed esprimere il suo vero sé, che è la libertà stessa, ma molte persone non credono che questo sia il loro vero sé. Alcuni arrivano a questo punto, ma non vanno oltre. Sono scontente, ma non usano mai la logica per uscire dal loro scontento. Semplicemente si accontentano di provare scontento per dover giustificare il ritorno a Dio quando nel profondo sanno che non dovrebbero, e lasciano perdere.

Per una ragione o per l’altra — che solitamente, ma non sempre, ha a che fare con la cultura e l’ambiente — non esplorano ulteriormente. Queste persone molto spesso sono scontente di qualsiasi autorità o circostanza della propria vita sulla quale immaginano di non avere controllo. La loro esperienza profondamente scontenta di non aver controllo può, se non stanno attente, manifestarsi spesso nel cercare controllo. Queste persone rischiano di diventare “maniaci” del controllo, col bisogno di esercitare quasi sempre  le proprie scelte e la propria volontà su tutti gli altri.

Alcune persone restano ferme al quarto passo, la Discussione, e nemmeno si avventurano mai verso il quinto, il Discernimento. Ricordate, la Discussione è il passo intrapreso dall’Essere che sente che ci dev’essere una risposta alle domande indisputabilmente logiche che sorgono sugli illogici messaggi e lezioni che vengono dati su Dio e sulla vita dalla sua cultura e dalla sua società.

Alcuni Esseri semplicemente stabiliscono di sentirsi polemici ogni volta che si confrontano su questo argomento di cosa serve per tornare a Dio, e lasciano perdere. Per una ragione o per l’altra — che solitamente, ma non sempre, ha a che fare con la cultura e l’ambiente — non esplorano ulteriormente. Queste persone molto spesso si sentono polemiche in molte situazioni e momenti durante la loro vita. La loro radicata esperienza di volere e aver bisogno di risolvere tutto contestando tutto può, se non fanno attenzione, manifestarsi spesso nel discutere su tutto — e, ancor peggio, nel bisogno di avere sempre ragione.

Alcune persone rimangono alla quinta fase, il Discernimento, e non si avventurano mai verso il culmine di questi cinque passaggi, la Contentezza. Ricordate, il Discernimento è il passo intrapreso dall’Essere a cui è chiara, alla fine, la propria verità, ciò che funziona e ciò che non funziona, e ciò che l’anima sa, invece di ciò che la mente pensa di sapere, su Dio e sulla vita.

Alcuni Esseri semplicemente si stabilizzano sul sentirsi intuitivi sulle cose nella vita, e lasciano perdere. Per una ragione o per l’altra — che solitamente, ma non sempre, ha a che fare con la cultura e l’ambiente — non esplorano ulteriormente. Queste persone molto spesso si sentono profondamente consapevoli di cosa è vero per loro, ma sono riluttanti o incapaci di mettere in azione questa verità. Il dono del discernimento resta un dono fondamentalmente mentale — un sapere senza il fare. Non viene tradotto in un modo pratico o funzionale nella vita quotidiana. La loro profonda comprensione mista ad una mancanza di volontà a metterla in pratica può, se non stanno attenti, manifestarsi spesso in profonda frustrazione che erompe in una rabbia apparentemente sproporzionata o inspiegabile sulle più piccole cose — proprio perché le cose più grandi (ciò che conoscono davvero su se stessi, su Dio, e sulla vita) vengono ignorate.

Quindi ognuna di queste tappe può essere un luogo dove un Essere si ferma o rimane bloccato; un vicolo cieco spirituale dal quale non si emerge. Il trucco sta nel fermare la fermata; nel continuare; nel riconoscere i segni dell’inerzia spirituale ed avere l’ispirazione a rimettersi in movimento.

Stiamo parlando di un rinnovamento spirituale; di un rifornimento di carburante spirituale. Accade spesso ai seminari, nei ritiri di un fine settimana o in quelli intensivi di cinque giorni. Può anche accadere in un singolo attimo, in chiesa o in sinagoga o in moschea, mentre si legge un libro — o anche un passaggio di un libro — o in risposta ad una semplice affermazione casuale di un amico.

Questi sono momenti di epifania, quando smettiamo di fermare noi stessi, e andiamo avanti con ciò che sappiamo essere il vero e reale scopo della vita: l’auto-realizzazione. Conoscere il Sé, sperimentare il Sé, esprimere il Sé, essenzialmente essere il Sé che uno sa di essere: un’individuazione della Divinità.

La Contentezza è il primo passo importante in quel processo di Conoscenza, al quale mi riferisco qui come Consapevolezza di Sé. La Contentezza è un luogo meraviglioso dove stare se è una stazione secondaria. E’ un luogo triste dove stare se è il capolinea. Anche la Contentezza può essere un punto d’arrivo, un vicolo cieco. Per molti, in effetti, lo è.

Ci si sente così bene dopo tutta la lotta, dopo tutti i conflitti, dopo tutte le richieste, dopo tutto lo scontento di ciò che è necessario, le discussioni con ciò di cui siamo scontenti, e il non facile compito finale di discernere finalmente la nostra verità più profonda, nel raggiungere infine un luogo di Contentezza con la vita, col nostro posto nella vita, col Dio che comprendiamo, e con il mondo. Perché andare oltre?

(Tra due settimane: perché, infatti).

Con Amore,

Neale

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