NDW: Saggezza per il fine settimana
Lettere a Neale Come posso parlare con Dio? Caro Neale… Ero ad una delle sue lezioni. Ho letto il suo libro Quando Tutto Cambia, Cambia Tutto, e ho così tante paure che non so da dove iniziare a parlarne. Il mio più grande cambiamento — mio marito, il mio migliore amico, è stato ucciso nel 2006. Da allora io non sono più stata la stessa. Mi assale la paura di restare senza casa, la paura dell’abbandono, e la paura che non ci sia anima al mondo che possa amarmi ed accompagnarmi nella vita. Da qualche parte lungo il cammino Dio mi ha abbandonata… e ora non so come potrei affidarmi a lui, e a credere che mi conduce sempre a giorni migliori. Sono bloccata in uno stato depressivo. Un giorno va bene; l’altro va male… Signor Walsch, come posso parlare con Dio? A quanto pare pregarlo non funziona molto bene. Come posso presentarmi a Dio in modo da avere una pausa da tutto ciò, ed iniziare a vivere una vita piena? Ho ascoltato la sua storia… mi ha fatta piangere. Grazie per la condivisione, signor Walsch. Cordialmente, Thien Neale Risponde Mia cara Thien… Sono così felice che tu mi abbia scritto. Grazie per esserti messa in comunicazione con me… e con Dio. La prima cosa che voglio che tu faccia è trovare una copia di Accanto a Dio. Per favore leggilo subito. La tua Anima vuole che tu legga questo libro esattamente ora. Non aspettare a farlo. Fallo ora. Procurati una copia del libro e leggila. Grazie. Sono molto, molto dispiaciuto di sapere della perdita di tuo marito-e-migliore-amico. So quanto debba essere devastante per te, e sarai triste per questo per il resto della tua vita — ed è giusto così. Anima dolce, Felici più di Dio ci dice che tristezza ed infelicità non sono la stessa cosa. Ecco un estratto da quel meraviglioso libro: C’è differenza tra tristezza ed infelicità. Durante la stesura di questo libro la mia cagnolina, Lady, è morta. Era stata la mia compagna per più di 14 anni. Negli ultimi 12 mesi era diventata sempre più piena di dolori, dovuti ad una serie di malanni e patologie. Verso la fine era diventata molto sorda e camminava a fatica. Negli ultimissimi giorni non riusciva neanche più ad alzarsi. Fui triste quando morì, ma non infelice. Riesci a vedere la differenza? Non è una differenza di poco conto. Non è una distinzione irrilevante. Ero triste perchè Lady non era più con me, ma ero felice perchè non soffriva più. Ero felice — molto felice — che lei fosse andata avanti nel suo viaggio, celebrando il suo Giorno della Continuazione. Ero addirittura “felice di essere triste”, poiché la mia tristezza mi diceva qualcosa su me stesso. Diceva che ero premuroso. Diceva che amavo. Diceva che ero umano, e che nonostante il modo in cui il mondo si mostrava intorno a me, desensibilizzando tutti, io ero rimasto in contatto con la mia umanità. Si, ero felice della mia tristezza, e di ciò che mi diceva su Chi Sono. Mi faceva sentire bene essere triste. La tristezza non deve rendere infelici. Usata come segnale di dove sei sul tuo sentiero evolutivo, la tua tristezza può essere una fonte di conferma interiore della profondità dei tuoi sentimenti, e quindi di chi sei come persona e come essere spirituale. Perciò, quando qualcuno muore, permettiti di piangere. Quando qualcuno ti ferisce, permettiti la tristezza. E soprattutto quando tu ferisci qualcuno, permetti alla tristezza di accompagnare il tuo rammarico. Dai a te stessa il dono della tristezza e scoprirai che guarirai più velocemente da qualsiasi esperienza che tenderebbe a farti dimenticare la tua vera identità. Ciò che sto dicendo è che la tua tristezza per una qualunque cosa non deve impedirti di essere felice più di Dio — felice più di quanto fossi prima. La felicità è qualcosa che si accumula. Più la senti più aumenta. Mi sento più felice ora di quanto lo fossi nei giorni prima che Lady si coricasse per l’ultima volta. Sono più felice ora di quando avevo 50 anni, più felice di quando ne avevo 30, più felice, in realtà, di quanto lo sia mai stato in vita mia. E ho imparato come accogliere la mia tristezza e tenerla dentro la mia felicità, rendendola quindi una parte meravigliosa. Ho imparato davvero che la “felicità” si raggiunge attraverso il semplice processo di abbracciare la vita così com’è. ================================ Ora, Thien, naturalmente non intendo paragonare la morte del mio cane alla perdita di tuo marito. Per favore non vederla in questo modo. Sto semplicemente sperando di fare in modo che il mio libro Felici più di Dio dica una cosa importante. Se ne hai occasione, spero anche che tu permetta a te stessa di leggere questo libro. Potrebbe aiutarti molto in questo momento. Per favore, leggi questi libri. E poi rimettiti in contatto con me, e parliamo di come puoi andare avanti nella tua vita in modo gioioso! Mi hai chiesto come poter avere una tua personale Conversazione con Dio. Nel modo in cui l’ho sperimentata, ci sono Cinque Passaggi per avere una Conversazione con Dio: 1. Riconoscere che C’E’ un Dio, e che è possibile avere una conversazione con Ciò Che C’E’. 2. Riconoscere che TU sei degno e in grado di avere questa conversazione. 3. Notare che tu stai avendo questa conversazione SEMPRE, e che semplicemente la stai chiamando in un altro modo. Potrebbe essere qualsiasi cosa, dai tuoi pensieri più elevati, alle parole della prossima canzone che sentirai, all’affermazione casuale di un amico che hai appena incontrato per strada o ad una festa o al supermercato. 4. Non METTERE IN DUBBIO e non RIFIUTARE la validità della risposta che hai ricevuto. 5. AGISCI in base all’informazione ricevuta. Questi passaggi ti porteranno dritta alla stessa esperienza che ho avuto io — e che continuo ad avere. Grazie per avermi scritto, amica mia. Spero che la mia risposta ti sia stata d’aiuto. Ti invio pace e amore. Neale
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Lettere a Neale Caro Neale… Se non ci sono vittime né esecutori e se la verità è soggettiva e non assoluta, come posso trovare la verità reale così da poter dire la mia verità ai miei cari, quando la mia verità è nascosta dietro dolore e negazione? Quando metterò da parte la mia negazione per guardare più in profondità stando al sicuro? Benedizioni, Blake Neale Risponde Da quanto ho capito, Blake — e da come l’ho sperimentato — la “verità reale” non è qualcosa che esiste assolutamente ed oggettivamente, ma è qualcosa che io decido, e quindi creo, in forma soggettiva. Io dico che gli asparagi sono fantastici e il mio nipotino dice che sono rivoltanti. Quindi cosa è “vero” riguardo agli asparagi? Ciò che è vero è ciò che diciamo che è vero. Ed è stato così per tutta la storia umana — con gli asparagi e con tutto il resto. E la condizione in cui siamo in questo momento sul nostro pianeta ne è un riflesso. E’ un riflesso del nostro dire collettivo cosa è vero. Se vogliamo che il nostro mondo cambi, tutto ciò che dobbiamo fare è cambiare ciò che diciamo che è vero. Oppure, come dico da anni: riscrivere la nostra Storia Culturale. Se vedo che la mia verità personale è “nascosta dietro dolore e negazione” — e, a proposito, la mia verità interiore più elevata spesso lo è — allora mettere da parte la mia negazione per guardare più in profondità diventa “sicuro” solo quando dico che lo è. In altre parole, Blake, non c’è una risposta oggettiva, una risposta universale, alla domanda. E’ “sicuro” fare così ora (nel senso, opposto a ieri) perché dico che lo è. E cosa potrebbe farmi dire una cosa simile oggi, quando ieri non potevo? Nel mio caso, non avrebbe niente a che fare con le circostanze esterne, ma sarebbe solo la mia determinazione, il mio impegno, a ricreare me stesso in modo diverso in questo Momento Dorato dell’Adesso, nella successiva più grande versione della più magnifica visione che io abbia mai avuto di Chi Sono. In altre parole, trovo che quando mi impegno di nuovo nella Visione, e nel Compimento del Viaggio che la mia Anima sta facendo (vedi “L’Unica Cosa Che Conta”), ricordo a me stesso ciò che ho sempre saputo: che non sono mai non-“sicuro”, perché non può accadere nulla che non vada bene per me, non può accadere nulla che non sia parte del mio processo evolutivo, niente può danneggiare o distruggere Chi Sono Davvero. Spero di poter dire “Grazie, Dio, per questa vita meravigliosa”, anche nel momento della mia morte. Se potrò dirlo in quel momento — ed in tutti i momenti tra ora e allora — troverò la mia sicurezza nella certezza che Va Tutto Bene, indipendentemente da come tutto stia procedendo. La gratitudine, per me, è lo straordinario balsamo di guarigione che mi riporta alla sicurezza. La gratitudine e l’amore per il mio Dio. Con affetto, Neale
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Una Nota da Neale L’influenza di mio padre Miei cari amici… Lasciate che vi racconti una piccola storia sul giorno in cui mio padre morì. Sapevo che la salute di mio padre non era delle migliori da un po’ di tempo. Aveva 83 anni e la sua salute andava deteriorandosi, e quindi la sua morte non fu per me uno shock. Quando arrivò la telefonata e la voce all’altro capo disse “Neale, mi dispiace doverti dire che tuo padre è morto”, ciò che provai non fu sorpresa, ma grande tristezza – e un’ondata di panico. La tristezza la capivo, il panico no. Era una specie di paura che non avevo mai provato prima. Dissi a me stesso che era l’esperienza di chiunque si senta improvvisamente sopraffatto. Ma perché mi sentivo sopraffatto, mi domandavo. Triste, si, ovviamente, ma sopraffatto? Poi, quando guardai più in profondità i miei sentimenti, realizzai che era perché sentivo che ora ero “al comando”. Ora ero io quello “in cima”. Ora ero io l’esponente della famiglia. Ora ero io “l’anziano”, il “capo”, “l’ultima risorsa”. Improvvisamente, non c’era nessuno sopra di me. Il testimone era stato passato. Questo significava che ora dovevo essere quello con tutte le risposte? Ora avrei dovuto avere tutte le soluzioni per tutti gli altri, come Nuovo Patriarca della famiglia? Ma per quanto riguardava me? A chi avrei potuto rivolgermi quando le cose non fossero andate bene a me? A chi avrei fatto appello? In effetti, da molto tempo non avevo fatto appello a mio padre in quel senso, ma ciò non faceva differenza. Mi sentivo bene sapendo che Papà era sempre lì se ne avevo bisogno. Ora lui era andato, e mi ritrovavo con me stesso. Nella naturale gerarchia della famiglia, e dal momento che all’epoca non ero sposato, tutti ora erano “sotto di me”. Nessuno era nemmeno al mio livello. Ero, davvero, tutto solo. Non fu una sensazione facile da eliminare. Mi ci vollero mesi per superarla. La mia esperienza sul campo alla fine mi mostrò che non ero senza le risorse di mio padre. Me le aveva date durante la sua vita, e la sua morte non me le aveva portate via. Nei momenti di stress o di difficoltà ricordavo le cose che aveva detto, la saggezza che aveva condiviso, anche alcune delle soluzioni che aveva messo a punto, e usavo spesso quelle conoscenze e quelle strategie. Mio padre era ancora con me, attraverso le idee che aveva messo nella mia testa. Ma ora, c’ero di nuovo, a confronto nei dialoghi di CcD con un’altra sensazione di aver perso la mia risorsa più grande, il mio “tribunale di ultima istanza”. Il pensiero che non avessi bisogno di Dio significava per me che non avevo Dio da cui dipendere, che non avrei dovuto dipendere da Dio perché sono un essere autosufficiente che in realtà E’ Dio, e quindi non dovrei aver bisogno di nessuno. L’idea di non aver bisogno di nessuno non era confortante per me. So che avrebbe dovuto esserlo, ma non lo era. Come ho detto, mi piaceva l’idea di aver bisogno di qualcuno. Ma dovevo concordare con l’osservazione del libro che proprio questa sensazione di aver bisogno di qualcuno o qualcosa al di fuori di se stessi è ciò che ha reso così tanti milioni di persone dipendenti da religioni organizzate, e co-dipendenti nelle loro relazioni umane. Quando più tardi, in Comunione con Dio, mi è stato detto che l’idea che esista il bisogno è un’illusione, non avevo dove andare con le mie sensazioni di disagio, se non ulteriormente in questo mistero per vedere cosa potesse rivelarmi sulla vita stessa, e sul processo del vivere. Comunione con Dio mi incoraggiò a guardare tutto ciò che pensavo, o avessi mai pensato, di aver bisogno nella vita, ed esplorare poi la questione se davvero avessi bisogno di quelle cose, o se fossero semplicemente cose di cui pensavo di aver bisogno. Erano solo preferenze, ma non necessità? Dovetti ammettere che sulla lista non c’era molto che io esigessi assolutamente e decisamente per poter essere felice. E Comunione con Dio diceva che non avevo nemmeno bisogno di nulla per sopravvivere. La mia sopravvivenza, diceva, era garantita, dato chi ero e cosa ero. Non avevo bisogno di cibo. Non avevo bisogno di acqua. Non avevo bisogno di un riparo. Non avevo nemmeno bisogno di aria. Se fossi rimasto senza ossigeno per molto tempo il mio corpo avrebbe smesso di funzionare, vero, ma io — l’ “io” che è “me” — no. Né io avrei mai smesso di funzionare. Ciò considerato, non avevo nulla di cui preoccuparmi. Ovviamente lo compresi a livello metafisico. Ma volevo trascorrere ancora un po’ di tempo qui, sulla Terra, nel mio corpo, così sentivo che c’erano tante cose di cui avevo bisogno. Ma seppure in quel contesto in qualche modo più vulnerabile, se ero davvero onesto potevo vedere che per sopravvivere e per essere felice in questa vita avevo bisogno di molto poco — e di nessuna delle cose sulla mia lista! CcD chiarì che la felicità — e le cose che possono creare felicità — non si trovano al di fuori di noi stessi. In realtà, quello è il luogo in cui si può trovare INfelicità — soprattutto se è l’unico posto dove guardo. “Se non vai dentro, vai al di fuori”, dice CcD, in quello che probabilmente è uno dei passaggi più notevoli. E’ il modo in cui ci sentiamo nei confronti della vita, o di qualsiasi evento della vita, a renderci felici o infelici, e il modo in cui ci sentiamo nei confronti di qualcosa viene creato dentro di noi, non fuori di noi. Con gli anni sono arrivato ad apprezzare la saggezza di quell’intuizione sempre più profondamente. Ho allenato me stesso a vivere il messaggio di CcD come disciplina di vita, a cercare la mia felicità all’interno, e a non porne la fonte al di fuori di me stesso. E ho visto — grazie soprattutto ai messaggi di Amicizia con Dio — che il fatto
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Lettere a Neale Le cinque emozioni naturali Ciao Neale… Come può la rabbia essere davvero un’emozione positiva? Non riesco a capirlo, se non forse in una sorta di “Giusta Indignazione”. Pochissime persone hanno ‘autenticamente’ questa emozione nella propria vita. (La rabbia non è forse un’altra manifestazione della Paura, e la Paura non è forse qualcosa che vogliamo alleviare?). Mi è stato insegnato ad entrare in me e fidarmi dei sentimenti piuttosto che delle emozioni. Non sopporterei di SFOGARE EMOTIVAMENTE la mia rabbia con qualcuno. Grazie Neale! Continua a far brillare la tua luce nel buio. Beth. Neale risponde Cara Beth… che magnifica domanda! Grazie per averla fatta! La Rabbia è una delle Cinque Emozioni Naturali. Queste sono: dolore, rabbia, invidia, paura e amore. Ed in ognuna di esse ci sono due livelli finali: amore e paura. Mentre le cinque emozioni naturali includono amore e paura, queste due sono le basi di tutte le emozioni. Le altre tre sono la conseguenza di queste due. In ultimo, tutti i pensieri sono supportati dall’amore o dalla paura. Questa è la grande polarità. Questa è la dualità primaria. Tutti i pensieri, le idee, i concetti, le interpretazioni, le decisioni, le scelte, e le azioni, sono basate su una delle due. E, alla fine, in realtà ce n’è solo una. L’Amore. In verità, l’amore è tutto ciò che esiste. Anche la paura è una conseguenza dell’amore e, quando usata efficacemente, esprime amore. Potresti domandare, “La paura esprime amore?”. E la risposta, nella sua forma più elevata, è si. Ogni cosa esprime amore, quando l’espressione è nella sua forma più elevata. Il genitore che salva il bambino dall’essere investito nel traffico esprime paura, o amore? “Be’, entrambi, suppongo”, potresti rispondere. “Paura per la vita del bambino, e amore – abbastanza da rischiare la propria vita per salvare il bambino”. Precisamente. E quindi qui vediamo che la paura nella sua forma più elevata diventa amore… è amore… espresso come paura. In modo simile, risalendo la scala delle emozioni naturali, dolore, rabbia e invidia sono forme di paura, che, a sua volta, è una forma di amore. Una cosa porta all’altra, vedi? Il problema si presenta quando una qualsiasi delle cinque emozioni naturali viene distorta. Allora diventa grottesca, ed assolutamente irriconoscibile come conseguenza dell’amore, e ancor meno come Dio, che è l’Amore Assoluto. Ho sentito parlare in precedenza delle cinque emozioni naturali – dalla mia fantastica associazione con la Dottoressa Elizabeth Kuebler-Ross. E’ lei che me le ha spiegate. Il dolore è un’emozione naturale. E’ quella parte di te che ti permette di dire addio quando non hai voglia di dire addio; di esprimere – buttar fuori, tirar fuori – la tristezza che c’è in te quando sperimenti un qualsiasi tipo di perdita. Può essere la perdita di una persona amata o la perdita di una lente a contatto. Quando ti permetti di esprimere dolore, te ne liberi. I bambini ai quali viene permesso di essere tristi quando sono tristi, avranno un sano rapporto con la tristezza da adulti, e quindi di solito usciranno in fretta dalla propria tristezza. I bambini ai quali viene detto “Su, su, non piangere”, faranno fatica a piangere da adulti. Dopo tutto, gli è stato detto per tutta la vita di non farlo. Quindi reprimeranno il proprio dolore. Il dolore continuamente represso diventa depressione cronica, un’emozione molto innaturale. Persone hanno ucciso a causa della depressione cronica. Guerre sono iniziate, nazioni sono cadute. La rabbia è un’emozione naturale. E’ lo strumento che ti permette di dire “No, grazie”. Non deve per forza essere violento, e non deve mai danneggiare un altro. Quando ai bambini viene consentito di esprimere la propria rabbia, si porteranno in età adulta un atteggiamento sano nei suoi confronti, di conseguenza molto probabilmente ne usciranno molto in fretta. I bambini a cui hanno fatto capire che la propria rabbia non va bene – che è sbagliato esprimerla e che, in effetti, non dovrebbero neanche provarla – faranno fatica a gestirla in modo appropriato da adulti. La rabbia continuamente repressa diventa collera, che è un’emozione molto innaturale. Persone hanno ucciso a causa della collera. Guerre sono iniziate, nazioni sono cadute. L’invidia è un’emozione naturale. E’ quella che fa desiderare ad un bambino di cinque anni di arrivare alla maniglia della porta come fa sua sorella – o di montare quella bicicletta. L’invidia è quell’emozione naturale che ti fa desiderare di farlo di nuovo; di provarci più a fondo; di continuare a sforzarti finché non ci riesci. E’ molto sano essere invidiosi, molto naturale. Quando ai bambini viene consentito di esprimere la propria invidia, si porteranno in età adulta un atteggiamento sano nei suoi confronti, di conseguenza molto probabilmente ne usciranno molto in fretta. I bambini a cui hanno fatto capire che la propria invidia non va bene – che è sbagliato esprimerla e che, in effetti, non dovrebbero neanche provarla – faranno fatica a gestirla in modo appropriato da adulti. L’invidia continuamente repressa diventa gelosia, che è un’emozione molto innaturale. Persone hanno ucciso a causa della gelosia. Guerre sono iniziate, nazioni sono cadute. La paura è un’emozione naturale. Tutti i bambini sono nati con solo due paure: la paura di cadere, e la paura dei rumori forti. Tutte le altre paure sono reazioni acquisite, trasmesse al bambino dall’ambiente, o insegnate dai genitori. Lo scopo della paura naturale è di costruire un po’ di cautela. La cautela è uno strumento che aiuta a mantenere il corpo vivo. E’ una conseguenza dell’amore. Amore per Se Stessi. I bambini a cui hanno fatto capire che la propria paura non va bene – che è sbagliato esprimerla e che, in effetti, non dovrebbero neanche provarla – faranno fatica a gestirla in modo appropriato da adulti. La paura continuamente repressa si trasforma in panico, un’emozione molto innaturale. Persone hanno ucciso a causa del panico. Guerre sono iniziate, nazioni sono cadute. L’Amore è un’emozione naturale. Quando ad un bambino viene permesso di esprimerlo e riceverlo, normalmente e naturalmente, senza limitazioni o condizioni, inibizioni o imbarazzo, non serve
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Una Nota da Neale Qual è la Verità Assoluta? Miei cari amici… Non so voi ma io ho speso tutta la vita a cercare la mia verità al di fuori di me. Dapprima, l’ho trovata nei miei genitori, che sono state le mie prime figure autoritarie, e che ritenevo che dicessero Nient’Altro Che La Verità su tutto. In secondo luogo l’ho trovata nei membri della mia famiglia – i mie fratelli più grandi, le mie zie e i miei zii e i parenti che andavamo a trovare. Tutti loro, ad un certo grado, erano figure autorevoli. Poi, misi i miei insegnanti in questa categoria. I miei primi insegnanti furono suore e preti, dato che andavo alla scuola elementare Cattolica Romana. Le suore ci insegnavano ogni giorno, e i preto venivano una volta la settimana per la classe di catechismo. Ho imparato su Dio e sulla Vita da queste persone, che pensavo fossero fonti impeccabili. Come risultato di ciò, Dio divenne ben presto la mia più alta Figura Autorevole. L’unico problema era che dovevo dipendere dagli umani per sapere cosa voleva Dio. E questo facevo, ovviamente. Ascoltavo attentamente quello che mi dicevano suore e preti. Tuttavia iniziarono a sorgere delle difficoltà. Qualcosa di quanto mi avevano detto suore e preti su Dio sembrava non collimare con ciò che mi diceva il mio stomaco. Con ciò intendo dire che non “suonava bene”. Qualcosa dentro di me mi diceva che alcune delle cose che sentivo a scuola non erano vere. Lasciai l’ambiente della scuola parrocchiale quando terminai la scuola media – e mi lasciai dietro le conoscenze della Chiesa su Dio più o meno nello stesso periodo. Il Dio che conoscevo nel mio cuore sembrava proprio non essere il Dio che mi avevano raccontato gli altri. Niente di tutto ciò si compose in un senso completo per me fino a quando non iniziarono i dialoghi di Conversazioni con Dio circa 35 anni più tardi. Ma dopo quei dialoghi mi divenne molto chiaro che qualcosa che avevo percepito potesse essere “così”, era, in realtà, così: Riguardo a Dio, e alla mia vita, io sono la Verità. Nessuna verità di qualcun altro può essere la Verità Assoluta per me. Gli altri possono condividere i propri pensieri con me, gli altri possono darmi le loro idee, ma io devo farmi le mie idee su ciò che è vero per me. Questa potrebbe sembrare una conclusione semplice ed ovvia, ma posso dirvi che è una conclusione alla quale non mi è stato facile arrivare. Né lo è, da quanto posso osservare, per la maggior parte delle persone. Abbiamo tutti investito così tanto della nostra autorità in altre persone sin dai primi giorni della nostra vita, che riprenderci indietro quell’autorità, reclamarla, più tardi nella vita, non è poca cosa. Ma Conversazioni con Dio ha reso chiaro che l’unica verità nell’Universo è la verità che esiste dentro di me. Non esiste qualcosa come la Verità Assoluta, dice CcD. Questa fu un’affermazione sbalorditiva quando la sentii per la prima volta. Per tutta la mia vita avevo creduto il contrario. Ma ora vedo che tutta la “verità” è relativa, e che è davvero, quindi, negli occhi di chi ce l’ha. La Luna è “su” quando viene guardata dalla Terra. Ma uno può guardare “giù” alla Luna dallo spazio più esterno. Tutte le definizioni scompaiono e le prospettive cambiano. Niente è vero, niente, in senso assoluto. La verità è, per usare la frase di Hemingway, una festa mobile. La mia vita cambiò radicalmente quando ridiedi a me stesso l’autorità che avevo dato agli altri. In qualche modo, questo inizia ad accadere come un processo automatico della vita. Ricordo quando per la prima volta uscii dalla casa dei miei genitori. Avevo 19 anni, e nel momento in cui entrai nel mio appartamento, seppi che la mia vita era cambiata. Guidavo la mia auto, vivevo nel mio luogo, facevo un lavoro che amavo (in radio), e – piuttosto all’improvviso, mi sembrò – vivevo “la mia vita”. Potevo andare e venire a piacere, mangiare ciò che sceglievo, fare ciò che volevo. L’autorità genitoriale su di me era svanita, letteralmente nottetempo. Potevo stare al telefono quanto volevo, rientrare la notte quando mi andava, addirittura dormire con chiunque volessi che volesse me. Wow. Allora era QUESTA la vita! Wow! Non avevo mai conosciuto questo potere. O questa responsabilità. Mi sentivo in modo molto simile a quando sentii l’affermazione “Tu sei la verità” nella mia conversazione con Dio. Sentivo che qualcuno mi aveva appena dato le “chiavi del regno”. Improvvisamente, avevo potere assoluto. Non dovevo più credere a nessun altro. Non dovevo ascoltare nessun altro su niente. Ma avevo anche nuove responsabilità. Dovevo decidere io stesso quale fosse la mia verità. Ora, se avessi dovuto farlo da solo, avrei pensato che fosse davvero troppo. Sono solo un piccolo vecchio essere umano, e non posso decidere, nemmeno per me stesso, la verità dell’Universo. Ma la notizia fantastica è che non DEVO prendere queste decisioni da solo. Ciò perché ho una reale, genuina e funzionale amicizia con Dio. Grazie a ciò, posso chiedere l’aiuto di Dio nel determinare la mia verità. E questo, naturalmente, è l’argomento dei libri di Conversazioni con Dio. Ognuno di noi può avere la sua propria conversazione con Dio. Non dobbiamo riferirci a libri scritti da altri. Possiamo scrivere il nostro. E’ vero o no? Cosa credete voi? Cosa pensate? Chiedete a Dio proprio ora. Tirate fuori un pezzo di carta, liberate la mente da tutti i pensieri, idee o considerazioni. Ora scrivete la vostra domanda. E’ vero che posso avere le mie conversazioni con te? Mi risponderai chiaramente ed immediatamente proprio come hai fatto con Neale Donald Walsch? Forza. Scrivete la domanda. Poi ascoltate la vostra risposta. Quando vi arriva la risposta, scrivetela. Non indagatela. Non mettetela in dubbio. Scrivetela e basta come la sentite nella vostra mente. Se vi arriva la risposta “no”, fate un altro paio di domande. Chiedete “Perché no? Se non è Dio a rispondermi in questo momento, allora chi
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Lettere a Neale Ciao Neale, ad un certo punto ho tentato il suicidio. Fortunatamente ho fallito… ma suppongo di esser grato al mio tentativo, poiché ha cambiato la mia vita in modo positivo come nient’altro ha mai fatto, tranne probabilmente CcD per i Giovani. La mia questione riguarda ciò che Accanto a Dio chiama “spaccatura del capello metafisico”. Accanto a Dio dice cose sul suicidio che, dalla mia attuale prospettiva, sembrano mostrare un grosso intoppo nel Perfetto Sistema di Dio. Okay, diciamo che ho commesso suicidio. Il suicidio, metafisicamente, è la mente Conscia che si ribella a ciò che hanno scelto la mente Superconscia e il resto della mente/anima. La mente Conscia è una parte del Superconscio, quindi una parte di Chi Siamo. Tuttavia, se la mente Conscia si ribella e commette suicidio per sfuggire ai ‘dolori’ della vita, la mente Superconscia fallisce nello sperimentare ciò che desiderava in questa esistenza. Pensavo che il fallimento fosse un’illusione, ma in questa situazione chiaramente il fallimento esiste. Spero cha abbia senso. Un mio amico si è tolto la vita qualche mese fa. Mi manca molto, e gli eventi della sua vita danno una ragione, se non una giustificazione, a questa azione. Per la prima volta da tanto tempo, sono diventato furioso con Dio per questo intoppo nel sistema. L’anima in questione è molto probabilmente l’essere più gentile e amorevole che io abbia mai incontrato — o che incontrerò mai. Il suo atteggiamento gentile e quieto è stato sopraffatto, e il pensiero che lui debba attraversare di nuovo questi eventi (come Accanto a Dio dice che succede in caso di suicidio) è qualcosa che trovo insopportabile. Il dolore può non esistere nella Realtà Ultima, ma sul Piano Fisico il dolore è molto, molto reale. In Accanto a Dio, Dio dice anche che niente è una sorpresa… nella misura in cui niente succede in disaccordo col programma dell’anima. Se commettessi suicidio, un atto che non è voluto dall’anima, ma dalla mente conscia, questo arriverebbe come un evento inaspettato nella vita di ogni anima con cui sono in contatto, perturbando quindi i loro programmi. Il suicidio del mio amico potrebbe essere stato programmato dalle nostre anime perchè l’anima mia o dei suoi genitori potesse sperimentare qualcosa? Spero che trovi il tempo per rispondere alle mie domande, Neale. Non capisco perché il suicidio funzioni nel modo in cui funziona. E ciò che uno non capisce, lo teme. E ciò che uno teme, gli diviene detestabile. Ognuno degli insegnamenti di CcD è stato da me preso e riguardato, pensato e considerato prima di essere accettato nel mio sistema di credenze. Sebbene io non prenda per Vangelo tutto ciò che dicono i tuoi libri, a questo punto sono abbastanza sicuro che non ci sia niente che non sia in accordo con la mia Verità Interiore… eccetto questo discorso del suicidio. Con Grande Amore e Molti Ringraziamenti, Ryan Neale Risponde Caro Ryan… grazie per la tua meravigliosa lettera. Sono orgoglioso che tu, all’età che hai, sia arrivato in un luogo da cui questa lettera può essere stata scritta. Mi dai una tale speranza per il nostro domani! Ok, prenderemo la tua lettera un punto alla volta. Procediamo. Innanzitutto, hai detto che “Il suicidio, metafisicamente, è la mente Conscia che si ribella a ciò che hanno scelto la mente Superconscia e il resto della mente/anima”. Non sono sicuro di essere d’accordo con la tua definizione, Ryan. Posso dirti il perché? Per quanto comprendo, è impossibile che la Mente Conscia si “ribelli” alla Mente Superconscia. Definirei il suicidio come “una decisione della Mente Conscia a cui la Mente Superconscia non si opporrà”. Quindi, si potrebbe dire che il suicidio sia ciò che la Mente Conscia E la Mente Superconscia hanno scelto. Il Superconscio ha solo un’affermazione da fare alla Mente Conscia in questo o in qualsiasi altro momento nella vita dell’Anima: “La tua volontà per te è la Mia Volontà per te”. Il Superconscio non ha bisogno di opporsi ad alcuna scelta fatta dalla Mente Conscia, poiché ogni scelta fatta dalla Mente Conscia è perfetta. E’ impossibile fare un errore, poiché un “errore” indica qualcosa di diverso da ciò che era previsto, e ciò che il Superconscio prevede è che la Mente Conscia in qualsiasi momento eserciti il Libero Arbitrio. Il Superconscio non ha mai un programma diverso dal programma della Mente Conscia. Se la Mente Conscia dovesse saltar fuori con un piano diverso dal Piano di Vita del Superconscio, il Superconscio semplicemente cambierebbe idea. Cioè cambierebbe istantaneamente il proprio programma per aderire a quello della Mente Conscia, perché per il Superconscio non fa differenza ciò che la Mente Conscia decide di fare. Il destino ultimo dell’anima non è mai, e non può mai essere, in dubbio. Per dirla in un altro modo, se tutte le strade portano alla stessa destinazione, non fa differenza quale strada prendi. Se anche avesse programmato di prendere una strada diversa, il Superconscio direbbe semplicemente al Conscio, “Oh, okay, prenderemo QUESTA strada, non fa assolutamente alcuna differenza in termini di risultato”. Ora, potrebbe volerci più tempo con una strada che con l’altra per raggiungere la nostra destinazione, ma ciò non preoccupa di una virgola il Superconscio, poiché il Superconscio sa che il Tempo è un’illusione. Nella Realtà Ultima — che è dove il Superconscio risiede — il Tempo non esiste. Il superconscio semplicemente TI dà la via “più breve” (in termini relativi) perché sa che, nella tua realtà relativa, più corto e più lungo, più veloce e più lento, ESISTONO, ed è una gioia per il Superconscio continuare a mostrare alla Mente Conscia ciò che la Mente Conscia desidera di più: “la via più breve verso Casa”. E’ molto simile a questi sistemi di navigazione che ora si vedono nelle auto. Al sistema non interessa quale via tu prenda verso la tua destinazione. Pianificherà il tragitto più breve se gli chiedi di farlo, e se fai una curva “sbagliata”, il sistema semplicemente ricalcolerà il tragitto più breve da lì, e poi ti mostrerà una nuova
NDW: Saggezza per il fine settimana
Lettere a Neale Cos’è questa cosa chiamata Karma? Salve, Signor Walsch, Ho letto e mi è stato detto dai miei insegnanti metafisici che il Karma gioca un ruolo importante nella vita che scegliamo e nel corpo fisico attraverso il quale abbiamo scelto di vivere e sperimentare le nostre lezioni. A volte le persone nascono cieche o senza arti o con altre deformazioni a causa di qualcosa che hanno fatto in passato che ha causato ad altri la cecità o la perdita degli arti ecc. Dio dice che le persone agiscono e fanno ciò che fanno basandosi sulla propria visione del proprio mondo, quindi non c’è giusto o sbagliato per quanto riguarda le azioni? Come può essere solo un caso di ciò che funziona e ciò che non funziona? Non c’è una punizione per queste azioni? Che ne pensi di Hitler o altri leader che hanno fatto cose incredibilmente crudeli e disumane ai propri simili? O delle persone che picchiano gli altri, o uccidono mogli e figli? Trapassano semplicemente, unendosi a Tutto ciò che è, e basta?? Suona come se nessuno facesse qualcosa di male, data la propria visione del mondo. Come può pareggiarsi tutto? Uno può fare qualsiasi cosa a qualsiasi altro senza alcuna forma di ‘punizione’ o castigo? E uso queste parole perchè non riesco a trovarne altre in questo momento. Probabilmente dovrei porre la domanda come: uno può fare qualsiasi cosa a qualsiasi altro senza alcun tipo di lezione di vita da imparare? Ti ringrazio per il tempo dedicato a leggere la mia lettera e attendo la tua risposta. Con amore e luce, Rachel – California Neale Risponde Cara Rachel, Hai fatto delle domande molto importanti. Sono importanti poiché tutta la teologia di una persona si basa sulle risposte. Rachel, una persona o crede in un Dio che maledice, che condanna, che punisce, o non ci crede. Io non ci credo. Io non credo in quel genere di Dio perchè Dio stesso mi ha detto che quelle idee sono false. Lei ha detto che quelle idee appartengono alle Dieci Illusioni degli Umani. Queste Illusioni sono descritte con fantastica chiarezza in Comunione con Dio, un libro che ti raccomando vivamente di leggere. Due delle Dieci Illusioni degli Umani sono: Esiste il Giudizio Esiste la Condanna Queste idee sono artificiali. Non esistono costruzioni del genere nella mente di Dio. Ciò perchè queste idee su Dio nascono da un fraintendimendo di base che si trova in un precedente concetto di Dio, e cioè che Dio è separato da noi (esiste la Disunione). Se Dio non fosse separato da noi, Dio non potrebbe giudicarci poiché, ovviamente, Dio starebbe giudicando se stessa. Se Dio non fosse separato da noi, Dio non potrebbe condannarci poiché, di nuovo, Dio starebbe condannando se stesso. Anche se Dio fosse separato da noi, Dio non avrebbe ragione di punirci a meno che non ci fosse qualcosa di specifico che Dio ci chiedesse di fare o non fare. Anche questa è un’illusione. (Esiste il Requisito). L’ultima illusione si basa su un’idea ancora precedente, e cioè che la ragione per cui Dio ci ha imposto dei requisiti è che Dio ha bisogno di qualcosa da noi per essere felice. (Esiste il Bisogno). Niente potrebbe essere più distante dalla verità. Dio non esige nulla da noi. Per sapere di più su questo concetto, potresti trovare meraviglioso rileggere Nuove Rivelazioni. Questo secondo me è uno dei più importanti libri della serie Con Dio. Dovrebbe esser letto da tutti. E potresti volerlo leggere di nuovo, poiché chiarisce molto bene che Dio non vuole nulla dall’umanità. Un Dio “bisognoso” non fa proprio parte della Realtà Cosmica. Mi rendo conto che per molte persone è difficile abbracciare l’idea di un Dio che non ha bisogno di niente da noi, ma questo succede poiché insistono nel vedere Dio come un essere separato avente qualità umane. Un essere non solo separato da noi, ma anche un essere che può sperimentare l’infelicità, e che diventa infelice se non ottiene ciò che vuole. Un tale Dio non è per niente un Dio, ma una semplice versione minuscola e limitata del Creatore dell’Universo e della Fonte di Tutta la Vita. Se questo è il limite della nostra immaginazione su Dio, direi che abbiamo molta strada da fare prima di poter affermare di capire davvero chi e cosa è Dio. Mi chiedi del karma, Rachel. Si, Dio ha parlato di karma nella serie di libri CcD. Dio dice che il karma, così come lo intendiamo classicamente, non esiste. E cioè, non esiste un luogo nel regno di Dio con un sistema di Ricompensa e Punizione che estrinseca i suoi effetti come Condizioni della nostra Vita da un’esistenza all’altra. Ciò che ESISTE è un sistema chiamato, in termini umani, Ruota Cosmica. E’ un semplice nome dato al Processo della Vita stesso. Sta ad indicare che tutta la Vita è un ciclo, o ruota, in cui ci troviamo e ci mettiamo. Lo scopo per il quale “giriamo intorno” sulla ruota è di sperimentare e ri-sperimentare l’intero ciclo della Vita, e quindi di conoscere e creare ripetutamente Chi Siamo Davvero. Poiché non esiste gioia più grande e gloria più grande e meraviglia più grande e, quindi, piacere più grande per Dio. La Vita è il grande piacere di Dio. Hai parlato delle azioni crudeli che le persone fanno nella vita, e hai chiesto “Come può essere solo un caso di ciò che funziona e ciò che non funziona? Non c’è una punizione per queste azioni? Che ne pensi di Hitler o altri leader che hanno fatto cose incredibilmente crudeli e disumane ai propri simili? O delle persone che picchiano gli altri, o uccidono mogli e figli? Trapassano semplicemente, unendosi a Tutto ciò che è, e basta??” CcD Dice che Hitler è andato in paradiso. Ciò non significa che l’anima di Hitler non abbia sperimentato le conseguenze delle azioni di Hitler. Significa che quelle conseguenze, una volta sperimentate, producono crescita, non punizione eterna — e la crescita è il più elevato risultato della Vita
NDW: Saggezza per il fine settimana
Chi scegli di ESSERE? Una Nota da Neale Miei cari amici… Come possiamo in questi giorni affrontare gli eventi della nostra vita quotidiana con serenità e pace interiore mentre il pianeta va in subbuglio per gli eventi in Ucraina, in Siria, in Egitto, e nel mondo? Se è per questo, come possiamo anche conciliare gli eventi nelle nostre stesse vite con la verità spirituale che tutti cerchiamo di abbracciare e vivere? Mi è stato chiesto questo recentemente — qualcuno voleva sapere come faccio ad affrontare la vita nel mondo fisico istante per istante e, come hanno detto, “vivere ancora pienamente la saggezza di CCD”. L’ho trovata una fantastica domanda, quindi lasciate che io condivida qui con voi la risposta, poiché molte persone stanno affrontando la stessa sfida. Io sono uno di loro. Ogni giorno faccio l’esperienza di cercare un equilibrio tra “vivere la vita quotidiana nella fisicità” e “vivere pienamente la saggezza di CCD”. In termini teologici, è a proposito di essere “nel mondo, ma non del mondo”. Per mia esperienza, non è facile. Le Illusioni della vita nel Regno del Fisico sono molto potenti. Sono fatte per sembrare reali, così da poter formare un Campo Contestuale realistico all’interno del quale l’essere spirituale che tu (e noi tutti) siamo, possiamo sperimentare la nostra Vera Identità come un aspetto e un’espressione del Divino. Lascia che io inizia a darti la risposta sulla mia stessa vita dicendoti tutto quello in cui non “vivo pienamente la saggezza di CCD” — e tutti quelli che mi conoscono te lo diranno. Spero ti diranno anche che, tuttavia, vedono i miei tentativi. Il trucco è fare questo tentativo non come un onere carico di sforzo, ma come una gioiosa celebrazione e una felice dimostrazione. Ciò richiede un notevole cambio di prospettiva sugli eventi della nostra vita, passata e presente, e sulla nostra Reale Identità e sullo scopo della stessa vita fisica. Presto o tardi nella nostra vita dobbiamo prendere una decisione importante su chi siamo. Siamo la manifestazione fisica di un incidente biologico, o siamo qualcosa di più grande di un semplice mammifero? Come posso osservarla io, hai un paio di scelte quando si tratta di cosa pensare di te stesso. Scelta n° 1: Puoi concepire te stesso come una Creatura Chimica, un “Logico Incidente Biologico”. E cioè il risultato logico di un processo biologico intrapreso da due processi biologici più vecchi chiamati tua madre e tuo padre. Se vedi te stesso come una Creatura Chimica vedrai che non hai più connessioni al Più Vasto Processo della Vita di quante ne abbia una qualsiasi altra forma di vita chimica o biologica. Come tutti gli altri, vieni influenzato dalla vita, ma puoi avere pochissima influenza sulla vita. Sicuramente non puoi creare eventi, tranne che nel senso più remoto ed indiretto. Puoi creare più vita (tutte le creature chimiche hanno in dotazione la capacità biologica di ricreare più se stesse), ma non puoi creare ciò che la vita fa, o come si “mostra” in ogni dato momento. Inoltre, come Creatura Chimica, vedrai che hai un’abilità molto limitata nel creare una risposta intenzionale agli eventi e alle condizioni della vita. Ti vedrai come creatura con abitudine ed istinto, con le sole risorse che ti dà la tua natura biologica. Ti vedrai con più risorse di una tartaruga, poiché la tua biologia te ne ha donate di più. Ti vedrai con più risorse di una farfalla, poiché la tua biologia te ne ha donate di più. Ti vedrai con più risorse di una scimmia o di un delfino (ma, in questi casi, forse non molte di più), poiché la tua biologia te ne ha donate di più. Ma sarà tutto ciò che vedrai di avere in termini di risorse. Ti vedrai affrontare la vita quotidiana per come arriva, forse con un pochino di quello che sembra “controllo” basato su una pianificazione precedente, ecc., ma sai che in ogni momento qualcosa potrebbe andar male — e spesso lo fa. Scelta n° 2: Puoi concepire te stesso come un Essere Spirituale che vive in una massa biologica — ciò che chiami “corpo”. Se vedi te stesso come un Essere Spirituale, vedrai che hai poteri e abilità di gran lunga superiori a quelli di una semplice Creatura Chimica; poteri che trascendono la fisicità basica e le sue leggi. Capirai che questi poteri e queste abilità ti danno il controllo collaborativo sugli elementi esteriori della tua Vita Collettiva ed individuale, e completo controllo sugli elementi interiori — che significa che hai la capacità totale di creare la tua realtà, poiché la tua realtà non ha niente a che fare col produrre gli elementi esteriori della tua vita, e tutto a che fare col modo in cui rispondi agli elementi che sono stati prodotti. Inoltre, come Essere Spirituale, saprai di essere qui (cioè sulla terra) per una ragione spirituale. Questo è uno scopo altamente focalizzato, e ha poco a che fare direttamente con la tua occupazione o carriera, coi tuoi guadagni o possedimenti o risultati o posto nella società, o con qualsiasi condizione o circostanza esteriore della tua vita. Saprai che il tuo scopo ha a che fare con la tua vita interiore, ma il modo in cui realizzi il tuo scopo spirituale può molto spesso avere effetto sulla tua vita fisica esteriore. Poiché la vita interiore di ciascun individuo in modo cumulativo produce la vita esteriore del collettivo. Cioè delle persone intorno a te e delle persone intorno a queste persone. E’ questo il modo in cui tu, come Essere Spirituale, partecipi all’evoluzione della tua specie. Chi sei tu, allora? La vita ci chiama tutti a prendere questa decisione. Ora è il Momento della Nostra Scelta. Chi scegliamo di essere? Come scegliamo di vivere? Come una Creatura Chimica o come un Essere Spirituale? Possiamo scegliere l’uno o l’altro, e vivere come l’uno o l’altro. Nessuno ci giudicherà per la nostra scelta, e nessuno ci loderà. E’ semplicemente una questione di preferenza. Io ho optato per la Scelta n° 2. Ora, per rispondere direttamente alla tua domanda… Ho lavorato per trovare l’ “equilibrio” tra la mia vita
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Lettere a Neale Cos’è la Speranza? Neale, sono una ragazza della Norvegia che ha appena iniziato a leggere i libri, e sono sopraffatta dalla potenza del messaggio. Sono entrata a far parte del gruppo locale di CcD e il nostro ultimo incontro è stato molto interessante. L’argomento di discussione era la “speranza”, e abbiamo avuto una LUNGA discussione interessante. Ma tutti abbiamo notato che non è quasi mai menzionata nei libri. Quindi volevo chiederti — cos’è per te la SPERANZA? Abbracci, Guro Neale Risponde Cara Guro… CcD dice che ci sono tre livelli di consapevolezza ai quali operano la maggior parte delle persone: sperare, credere e sapere. Tutti sono utili, tutti sono creativi (perché è tutta attività mentale), e tutti sono potenti. Si sa che la Speranza mantiene vivi. Si sa che la Speranza cambia la vita. E quindi la Speranza può essere molto potente. Però, delle tre, la Speranza è lo strumento della creazione meno efficace. Dio dice che tutto il pensiero è creativo, e la Speranza è una forma di pensiero. E’ un particolare modo di guardare qualcosa. E’ un modo per avere un argomento o un’idea in mente. Ma è come avere il piede premuto per un terzo sul pedale dell’acceleratore, mentre cerchi di andare da qualche parte nel più breve tempo possibile. Quando diciamo che “speriamo” che qualcosa accada, stiamo dicendo che desideriamo che lo faccia. Sperare è una sottile forma per chiedere. Una speranza è una specie di “richiesta speciale” a Dio. Sperare è desiderare. E’ la dichiarazione di un desiderio del nostro cuore, e il desiderio è il primo livello della creazione. La Speranza va bene, ma Sperare non è neanche lontanamente potente quanto Credere. Con Amore, Neale
NDW: Saggezza per il fine settimana
Stiamo Vivendo la Tempesta Prima della Calma? Una Nota da Neale Miei cari amici… Ogni giorno il mondo affronta un enorme stress, come le circostanze in Ucraina che cambiano continuamente, la crisi in Siria, i terremoti, i disastri aerei… Ciò che sta succedendo proprio ora è parte di quello che ho descritto in dettaglio nel mio libro La Tempesta Prima della Calma. In quelle pagine ho detto che stiamo sperimentando, proprio ora, ciò che ho chiamato “La Ristrutturazione dell’Umanità”. Poi ho detto… Non è un’esagerazione. E’ la realtà. E’ evidente. Eppure ecco qualcosa che non è così evidente: Le cose non sono come sembrano. E penso che ne dobbiamo essere tutti consapevoli, prima che il mondo e i suoi abitanti si spingano troppo in là su questa strada. Dobbiamo anche essere consapevoli del fatto che non ci sarà nulla da temere per il futuro, se faremo il possibile per avere un ruolo attivo nel crearlo. E quel ruolo — ruolo che la Vita Stessa ci invita ad assumere — sarà molto facile. Voglio condividere con voi tanti altri pensieri in proposito. Facciamo un riassunto di ciò che ho detto in quel libro: – Il nostro pianeta sta vivendo un grande cambiamento. – Se in questo cambiamento tutti giochiamo il nostro ruolo, non c’è nulla da temere. – Il nostro ruolo è facile e può anche essere divertente. – Consiste nell’avviare conversazioni favolose su sette semplici domande. – Da queste domande e dalle loro risposte può scaturire una soluzione per i più grandi problemi dell’umanità. – E’ ora di presentare all’Umanità una Nuova Storia Culturale, che ci spronerà verso direzioni inedite in ambiti come la politica, l’economia, la cultura, l’istruzione, le relazioni, il lavoro, il matrimonio, la sessualità, la genitorialità e ogni settore delle attività umane; un manifesto creato da tutti noi, in veste di co-autori. – Esistono alcune prime idee entusiasmanti su ciò che quel documento dovrebbe contenere e credo dovreste ascoltarle. “Oh”, ho aggiunto in questo libro, “non voglio parlarvi solo delle ‘condizioni del mondo’, della ‘situazione globale’ o della ‘crisi del pianeta’. Per quanto siano argomenti importanti, sono certo che la Ristrutturazione dell’Umanità riguardi ognuno di noi. Pensate a quante cose sono cambiate nella vostra vita negli ultimi tre anni e lo capirete. Quindi mi piacerebbe avere uno scambio con voi su come alleviare eventuali conflitti o pensieri negativi presenti nella vostra vita personale. “Eccolo, quindi, il programma completo. Possiamo parlare?”. Con tutto quello che sta succedendo nel nostro mondo proprio ora, pensate che possa essere il momento di fare una conversazione sugli aspetti spirituali di tutto questo? Se vi piacerebbe capire, da un punto di vista spirituale, cosa sta succedendo proprio ora, e le sue conseguenze; se siete curiosi di conoscere il significato di tutto ciò e di come si integra con i messaggi di Conversazioni con Dio, vi invito a leggere attentamente La Tempesta Prima della Calma. Penso che lo troverete molto, molto attuale. Con amore e grande speranza… Neale