Cosa possiamo fare?

Una Nota da Neale

Miei cari amici…

Il nostro mondo ruota, e ci troviamo in una valanga di dati in entrata, grazie a Internet e al suo Mondo Globale, che sembrano riempirci incessantemente di informazioni su “ciò che succede” — ma di pochissimi dati sul perché.

Eppure è una questione rilevante di questi tempi.

Perché un capitano di polizia in pensione porterebbe una pistola all’interno di un cinema… e perché la estrarrebbe e sparerebbe in petto ad un uomo, uccidendolo, perché l’uomo gli aveva gettato in faccia un sacchetto di pop-corn dopo che i due avevano discusso sul fatto che l’uomo mandava sms durante l’anteprima del cinema?

Perché un ragazzo di 12 anni entrerebbe nella palestra della sua scuola a Roswell, in New Mexixo, tirerebbe fuori una pistola dalla borsa, e aprirebbe il fuoco sugli studenti in attesa dell’inizio della scuola, ferendone due?

Perchè un uomo adulto lascerebbe un bambino di 4 mesi — che la polizia ha dovuto portare in ospedale per disidratazione — sul sedile posteriore dell’auto per tre ore per andare in uno strip club a Ft. Meyers, in Florida?

Perché il mondo deve essere pieno di violenza e uccisioni, ovunque, dall’Ucraina alla Siria, mentre la gente combatte contro il proprio governo?

Perché dobbiamo impiegare 26 minuti per far morire un uomo in una prigione dell’Ohio, usando una miscela di sostanze chimiche mai provata in precedenza per eseguire una pena di morte, facendo soffrire al condannato un’agonia da mancanza di ossigeno per quasi mezz’ora?

A cosa sta arrivando il nostro mondo — e, ancor più importante, per quanto tempo ancora ci starà bene permettere che vada avanti?

So che sembra che non ci siano soluzioni a questo tipo di problemi — che siano incidenti isolati, il tipo di eventi sul quale la persona media non ha controllo. E in una certa misura potrebbe sembrare così. Ma quanto ci vorrà prima che tutta la società umana decida che “ora basta” con la follia dell’umanità, e ci uniremo tutti per fare qualcosa in proposito?

Cosa possiamo fare per questo genere di cose?, vi domandate. E la risposta è, possiamo lavorare duramente — molto duramente — per cambiare la storia culturale dell’umanità.

E’ la storia culturale della nostra specie che promuove e in qualche modo incoraggia tale comportamento. E’ la spinta principale di quella storia prevalente — l’idea che siamo tutti separati gli uni dagli altri — a generale questo superficiale disprezzo per la vita.

Una nuova e differente Storia cambierebbe sostanzialmente tutto. Ma ci vorrebbe uno sforzo gigantesco — davvero uno sforzo mondiale — per produrre un cambiamento nel racconto, tale che la nostra specie lo passi alla sua progenie di generazione in generazione.

E’ stato detto che se dei visitatori atterrassero qui dallo spazio, forse — solo forse — la gente del mondo sarebbe abbastanza spaventata, e si vedrebbe nella Stessa Barca abbastanza da cambiare i propri comportamenti, da alterare la sua Storia della Separazione. Ma è vero che solo gli alieni possono porre fine alla nostra alienazione? Qualcuno vede l’ironia in questo?

Il lavoro del gruppo di Conversazioni con Dio è cambiare la storia culturale dell’umanità. La nostra storia di Separazione non funziona più. Non ha mai funzionato, ma mai in precedenza i danni dei suoi effetti sono stati sentiti in modo più intenso e onnipresente.

Il problema inizia con la teologia umana. La sfida è che, con rare eccezioni, la nostra visione spirituale dice che noi siamo “qui” e Dio è “là”. Questa è ciò che chiamo Teologia della Separazione.

Non sarebbe così brutto se finisse lì. Ma il problema con una Teologia della Separazione è che produce una Cosmologia della Separazione. Cioè un modo di vedere tutta la vita che dice che tutto è separato da tutto. E una Cosmologia della Separazione produce una Psicologia della Separazione. Cioè un punto di vista psicologico che dice che io sono qui e tu sei là.

Una Psicologia della Separazione, a sua volta, produce una Sociologia della Separazione. Cioè un modo di socializzare con ciascun altro che incoraggia l’intera società umana ad agire come entità separate al servizio dei propri separati interessi. E una Sociologia della Separazione produce una Patologia della Separazione. Cioè comportamenti patologici di auto-distruzione, che si compiono individualmente e collettivamente e producono indifferenza, sofferenza, conflitto, violenza, e morte con le nostre stesse mani — come è evidente sul nostro pianeta nel corso della storia umana, e in forme orrendamente enfatizzate ovunque oggigiorno.

C’è qualcuno? A qualcuno importa? Qualcuno vede ciò che vedo io?

Se si, cosa pensate che potremmo fare in merito?

Con Amore,

Neale

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