Dove va il tempo?

Una Nota da Neale

Miei cari amici…

Mi meraviglio sempre di come il tempo trascorra velocemente nelle nostre vite, e in questa seconda settimana del 2014 mi domando dove sia andato l’anno passato…

Ciò che mi è chiaro in proposito è che i giorni delle nostre vite volano via molto rapidamente — e che quelli che prima sembravano momenti più lunghi, ora sembrano solo nanosecondi.

Per me, questo significa che sono invitato dalla Vita stessa ad usare ogni singolo isolato momento per creare la più elevata idea di Divinità che io abbia mai avuto, e per esprimerla in me, attraverso me, come me — se questo è davvero lo scopo della vita.

Nelle mie Conversazioni con Dio mi è stato detto che lo è, quindi posso scegliere se crederci incondizionatamente, o se metterlo da parte come un semplice e nobile pensiero, che ha poco a che fare con la mia realtà quotidiana.

Il trucco per me è di non esserne “preso” — di non renderlo un grosso “Dovere” — tanto da smettere di godermi del tutto la vita per tutta la preoccupazione e il domandarmi se il modo in cui mi sto “mostrando” sia il migliore esempio di Dio che posso esprimere.

La verità è che in qualsiasi modo io mi stia mostrando, è il modo perfetto per farlo, poiché ogni passo che faccio è un passo verso Dio. Questa è diventata una piccola cosa molto importante per me da ricordare… quindi lasciate che la ripeta perchè tutti noi la assorbiamo:

Ogni passo che faccio è un passo verso Dio.

Ovviamente, nel senso più vero non siamo mai “lontani” da Dio, poiché Dio è lo Spirito Albergante che anima il nostro vero essere. Questa è una splendida verità, e mi offre un favoloso “aggancio” a quella famosa frase del personaggio dei fumetti di Walt Kelly, Pogo. Fu Pogo a dire notoriamente: “Abbiamo incontrato il nemico, e siamo Noi”.

Io ora la rigiro e dico: “Abbiamo incontrato la Divinità, e siamo Noi”.

Quindi Dio e noi siamo Uno, e dato che questo è vero, non posso letteralmente fare un passo “verso” Dio. Ma penso che capiate cosa intendo quando lo dico. Quando lo dico, intendo articolare il pensiero che “ogni passo che faccio è un passo verso una più grande esperienza di Dio, di cui io sono un’espressione individuale”.

Quindi non potrei fare un passo che mi allontani da Dio, se volessi. Ciò che ho bisogno di fare ora è di aver compassione per me stesso quando mi giudico per non riuscire ad esprimere il mio più elevato pensiero della Divinità in ogni dato momento. Questo affare di esprimere la Divinità non è qualcosa che devo fare, non è una richiesta messa davanti a me da una deità esigente. E’ un invito, portatomi da Dio attraverso il processo della Vita Stessa.

Perché prenderci la briga di accettare l’invito quando non dobbiamo — e quando a volte il farlo può essere impegnativo? Be’, la mia vita mi ha mostrato che fare così produce la più gioiosa, la più serena, la più interiormente pacifica, la più intera e completa e perfetta e beata e dolce e gentile e totalmente meravigliosa esperienza di me stesso che io abbia mai avuto, o potrei mai aver immaginato o sperato o sognato di avere, su questa terra.

Se il mio desiderio nella vita è di essere felice e di risiedere in un luogo di pace interiore, allontanandomi dal subbuglio e dalla lotta, dall’esperienza di limitazione e carenza, e dall’impressione di venire colpito o danneggiato un qualsiasi modo da qualsiasi circostanza o situazione — se questo è davvero il desiderio della mia vita — allora ho trovato la formula perfetta. E quella sarebbe la ragione per accettare questo invito. Non perché “devo”, ma perché è il modo più veloce per realizzare ciò che desidero realizzare in quanti più momenti possibili da qui alla morte.

Naturalmente, non esiste la “morte” nel senso di “fine della vita”. Qui uso la parola “morte” per intendere la celebrazione del mio Giorno della Continuazione.

Qualcuno recentemente mi ha chiesto “Come fai a sapere che ogni cosa che hai scritto o che stai condividendo ora sia vera? E se avessi montato tutto, seguendo il tuo desiderio inconscio di saltar fuori con una ‘storia’ della tua vita con cui poter vivere, con cui poter stare bene?”

E io ho risposto: “Io non so di non aver montato tutto. So solo ciò che percepisco. Percepisco come se ciò che ho sentito da Dio sia molto reale — e che l’esperienza di sentire qualcosa da Dio stesso sia molto reale. Ma sai cosa? Potrei avere, inconsciamente, creato tutta l’esperienza. Però questa non mi sembra essere la questione davvero importante. La domanda importante, per me, è: Riesci a pensare ad un modo di vivere migliore? Se si, dimmi qual è”.

Vi lascio con queste osservazioni, dal Dipartimento Per Ciò-Per-Cui-Vale-La-Pena.

Abbracci e buoni pensieri sempre…

Neale

Domanda & Risposta

Cosa possiamo fare per mantenere il messaggio puro?

Caro signor Walsch… ero presente al suo weekend intensivo. Sto scrivendo per dire che ho trovato vera ed ispiratrice la sua presentazione e spiegazione di cosa Dio voglia e di quale sia il mio scopo nella vita.

I suoi insegnamenti saranno per me linee-guida su come avere ancora più controllo sulla mia vita e creare la persona e l’essere che voglio essere. Grazie per questo.

C’è una domanda che vorrei farle e per cui non ho trovato il momento appropriato al seminario. Ha a che fare con quello che ci insegnano la storia e l’esperienza quando si tratta di altre religioni e credenze.

Come lei ha detto durante il ritiro, quasi tutte le religioni sono iniziate con l’esperienza personale di qualcuno con Dio. Da quell’esperienza è derivata una teoria, un concetto, una verità se vogliamo, che si è poi tramandata agli altri.

Nel tempo, sempre più persone si uniranno al movimento e quindi questa percezione cresce e si propaga. All’inizio la ‘parola’ originale è pura e coerente. Col tempo, quando il movimento cresce, arriva il bisogno di dare inizio ad un’organizzazione. La gente ha bisogno di essere istruita, di raccogliere soldi, di parlare agli altri, di organizzare evanti, di dare informazioni, ecc. E poi, spesso, quando il fondatore e i seguaci iniziali se ne sono andati, o semplicemente quando il movimento diventa troppo grande, il movimento inizia ad istituzionalizzarsi.

La gente inizia ad interpretare le parole, l’organizzazione, i ruoli e le politiche necessari per qualsiasi crescita strutturale, e questo diventa un ostacolo all’esperienza e al pensiero personali. E gli esercizi che erano nati per portare un’esperienza personale di Dio diventano procedure, protocolli e rituali.

Secondo la mia opinione questo è ciò che è successo con la maggior parte, se non tutte, le principali religioni. Sono diventate dogmatiche istituzioni di potere, influenza ed interessi personali. Non hanno più molto a che fare con il messaggio originale che è stato portato in questo mondo. Hanno perso la loro relazione con Dio.

La mia domanda è: Cosa sta facendo o cosa possiamo fare per evitare che il messaggio che sta diffondendo diventi istituzionalizzato, e forse anche male interpretato e usato male dalle persone? Grazie per il suo tempo e la sua spiegazione.

Lucas

Neale Risponde

Caro Lucas,

Tutto ciò che hai detto sulle organizzazioni è vero… però non è una ragione per non unirsi ad un’organizzazione.

Queste cose che tu predici che avverranno nelle organizzazioni accadono in un periodo di molti, molti anni. Tutto ciò richiede tempo. Molte organizzazioni spesso fanno un sacco di BENE prima che queste cose accadano. Quando accadono, allora è tempo di riformare l’organizzazione, o, se non si lascerà riformare, di smantellarla. Questo è ciò che ha detto Martin Lutero sulla religione nel 1517, e il suo lavoro ha dato inizio alla Riforma.

Quindi, Lucas, i movimenti istituzionali possono essere riformati.

Ma ora, pensa a questo… Se nessuno di noi dà mai inizio o si unisce ad un’organizzazione, niente verrebbe mai fatto. Niente di buono o di valido nel mondo verrebbe mai compiuto se dovesse dipendere da un’unica persona che lo fa tutto da sola. Ciò di cui il mondo ha bisogno — chiaramente — è uno sforzo concertato, un’energia unita, un progetto allargato. Nessuno può fare da solo ciò che deve essere fatto.

Ciò significa che o diamo inizio/ci uniamo ad un’organizzazione, o lasciamo il futuro del mondo a coloro che lo FANNO. Come ho detto durante il seminario, il problema del mondo odierno è che i civili non sono organizzati, e gli organizzati non sono civili.

Le persone che vogliono che il mondo vada in un’altra direzione, le persone che hannno per il mondo obiettivi diversi dai tuoi o dai miei, non hanno problemi con l’ “organizzazione”. Sono perfettamente disponibili ad “organizzare” o ad “unirsi alle organizzazioni”. Fare ciò supporta la loro triste e scoraggiante e dannosa visione del mondo. La domanda è, cosa faremo NOI? Dobbiamo lasciare il nostro mondo PER MANCANZA DI AZIONE a coloro che VOGLIONO  unirsi ad organizzazioni… come al Qaeda?

Qual è la tua opinione in merito? Vorrei davvero saperlo.

Abbracci,

Neale

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