Gli angeli dell’Arizona ci mostrano il modo

Una Nota da Neale…

Miei cari amici…

Settimana scorsa ho detto che la sopravvivenza è l’istinto che guida il motore dell’esperienza umana. Ho detto che avrei continuato la discussione questa settimana. Ora voglio dire che questo istinto non è il nostro istinto di base, è semplicemente l’istinto che guida il motore dell’esperienza umana per la maggior parte di noi.

Qualche tempo fa un gruppetto di uomini straordinari ci ha rivelato, ancora una volta, qual è il nostro istinto di base. E non è la “sopravvivenza”.

Sapevano a priori che il loro era un lavoro estremamente pericoloso, e che avrebbero potuto perdere la vita. Questa è la cosa straordinaria. Lo sapevano a priori.

Eppure lo hanno fatto. Sono andati in quell’incendio incontrollato in Arizona. E 19 di quei vigili del fuoco incredibilmente coraggiosi sono morti al servizio dei loro simili. La perdita — per le loro famiglie, per i loro colleghi, per la loro comunità, il loro stato,  la loro nazione — è quasi insopportabile. Li compiangiamo e  riflettiamo:  Qual è il significato di tutto ciò? Se esiste un Dio, perchè non li ha protetti, i Suoi più valorosi e  coraggiosi? Perché hanno dovuto morire?

La cosmologia di Conversazioni con Dio ci offre, su questo argomento, un messaggio difficile da abbracciare e impegnativo persino da ripetere. Però devo farlo qui, se voglio rimanere fedele ai messaggi che mi sono stati dati da trasmettere.

Non hanno “dovuto” morire. In Accanto a Dio – La Vita Non Finisce ci viene detto che “nessuno muore in un momento o in un modo che non sia di propria scelta”.

Può essere vero? Se  è vero, come e perché  quei 19 vigili del  fuoco dell’Arizona hanno fatto una “scelta” del genere?

Considerando la  cosa, bisogna innanzitutto comprendere che non  si è trattato di una scelta consapevole. Chiaramente, secondo ogni normale logica umana, questi uomini non volevano morire, non cercavano di porre fine alla propria vita, non hanno scelto di perire. Quindi l’affermazione citata sopra da Accanto a Dio si riferisce ad una scelta che  viene fatta non dalla mente conscia, ma a livello dell’anima.

Non posso sapere, e non ritengo di affermare, la ragione, in ogni singolo caso, del perchè queste anime abbiano fatto la scelta di lasciare la Terra in questo modo quel giorno. Ma so che queste 19 anime, permettendo alla propria vita di terminare al servizio di altri, come hanno fatto, ci pongono dinanzi un’affermazione indelebile di Chi Essi Sono — ed un testamento a chi noi tutti siamo nel profondo del nostro essere.

E’ stato detto che la sopravvivenza è l’istinto base degli esseri umani. I messaggi di Conversazioni con Dio ci dicono un’altra cosa. Ci dicono che l’istinto di sopravvivenza  non è il nostro impulso fondamentale, ma che il nostro desiderio primario è di esprimere la nostra Divinità. Ecco perché alcune persone — la maggior parte — si trovano a fare cose straordinariamente coraggiose quando le vite di altri sono in pericolo.

 Ci mettiamo tra il ragazzino che è andato oltre il bordo del marciapiede e l’autobus che sta per investirlo. Facciamo un balzo verso l’uomo che è caduto dalla banchina della metropolitana appena prima che il treno ruggente gli passi sopra. Corriamo all’interno dell’edificio in fiamme in risposta a delle grida di richiesta d’aiuto — o nell’incendio divampante in  risposta alle suppliche di proteggere le vite e le proprietà di altri.

Questo è Chi Siamo, questa specie chiamata Umanità. E alcuni della nostra specie dimostrano Chi Noi Tutti Siamo in modo che tutti noi possiamo sapere chi siamo davvero, possiamo ricordare chi siamo, al di sotto delle nostre paure. Alcuni di noi dimostrano cosa significhi essere Divini così che tutti noi possiamo avere un modello, possiamo avere un modo per vedere in azione, possiamo avere una prova vivente, della bontà e dell’amore per ciascun altro di cui siamo capaci noi tutti, se non facessimo che abbracciare quella parte della nostra natura, e smettessimo di pensare innanzitutto a noi stessi.

Questo è il messaggio spirituale che ho ricevuto nel pensare alla morte di questi Angeli dell’Arizona: Andrew Ashcraft, 29; Robert Caldwell, 23; Travis Carter, 31; Dustin Deford, 24; Christopher Mackenzie, 30; Eric Marsh, 43; Grant McKee, 21; Sean Misner, 26; Scott Norris, 28; Wade Parker, 22; John Percin, 24; Anthony Rose, 23; Jesse Steed, 36; Joe Thurston, 32; Travis Turbyfill, 27; William Warneke, 25; Clayton Whitted, 28; Kevin Woyjeck, 21; and Garret Zuppiger, 27.

Oggi possiamo promettere loro di usare il loro atto di valore e altruismo come ispirazione per vivere le nostre vite quanto più possibile liberi dal primario interesse personale, dal primario istinto di conservazione, dal primario semplice egoismo, e per rispecchiare come meglio riusciamo l’impeccabile dimostrazione che ci hanno dato della vera grandezza dello spirito umano, del vero amore che risiede nel cuore umano, e della vera gloria dell’animo umano.

A volte ci vuole una grande tragedia per risvegliarci all’inesprimibile gloria di Chi Siamo Davvero, per liberarci dagli ormeggi delle nostre paure e delle nostre limitazioni al servizio di se stessi, lasciandoci liberi di solcare di nuovo i mari del meraviglioso ritorno a casa della nostra anima. Con umile gratitudine per averci mostrato cosa significa davvero essere grandiosamente umani, oggi onoriamo e salutiamo questi vigili del fuoco dell’Arizona, e scegliamo e annunciamo con il nostro giuramento che la loro dimostrazione non sarà invana.

Abbracci & Amore,

Neale

Domanda & Risposta

Le relazioni: la nostra più grande opportunità

Caro Neale… Sono sul punto di divorziare da mio marito. Ho iniziato a leggere i tuoi libri solo l’estate scorsa e mi sono resa conto di non essere felice con lui. Cioè, non lo ritengo responsabile della mia felicità, ho deciso di accettare il suo atteggiamento negativo e la scelta di essere depresso, ma ho deciso che non posso e non voglio più vivere con lui.

Al momento siamo entrambi in psicoterapia ed entrambi i nostri terapisti ci hanno consigliato di non divorziare immediatamente,  ma di avere un cosiddetto divorzio di prova/periodo di pausa. Stiamo vivendo separati e facciamo a turno con i bambini. Lui dovrebbe lasciarmi andare, ma  non lo fa, continua a mandarmi messaggi ed email dicendo che non può vivere senza di me, che non può ricominciare a lavorare e reintegrarsi senza di me. Ciò mi allontana  da lui ancora di più, perché sento che la sua dipendenza mi causa troppa pressione, e quindi sta crescendo in me il desiderio di rompere.

Hai qualche consiglio su come gestire la situazione? Mi dispiace per lui, ma io ho bisogno di tenere/mantenere una certa distanza da lui per non venire sopraffatta e per proteggermi. Il suo è vero amore, o solo manipolazione e non accettazione dei cambiamenti? Grazie, Sas

Neale Risponde

Cara Sas… Cerco fortemente di non dare mai consigli personali su cosa fare o su cosa stia  accadendo in situazioni specifiche della   vita, poiché non è questo il mio scopo qui. Il mio obiettivo in questo spazio e in questa vita è di aiutare gli altri a comprendere pienamente i messaggi di Conversazioni con Dio — cosa  significano, e come applicarli nell’esperienza  quotidiana. Non inizierei mai a dirti (a) di restare con tuo marito o (b) di divorziare da lui. Tuttavia posso dirti cosa dice Conversazioni con Dio sulle relazioni.

Se vai a vedere il Capitolo 8 del Libro 1 di CcD troverai tutto ciò che ti serve sapere sull’argomento. Lì ci viene detto che…

“Lo scopo di una relazione è di decidere quale parte di voi stessi vi piacerebbe che «venisse allo scoperto», non quale parte di un altro voi potreste catturare e trattenere. Ci può essere un solo scopo per un rapporto, e per tutto nella vita: essere e decidere Chi Siete Veramente.

“La maggior parte di voi entra nel periodo di formazione dei rapporti amorosi colma di aspettative, piena di energia sessuale, a cuore aperto, e con animo gioioso, se non entusiasta. Ad un certo punto, tra i quaranta e i sessant’anni (e per la maggior parte è prima piuttosto che dopo) rinunciate ai vostri sogni più grandiosi, mettete da parte le speranze più audaci e vi adattate alle più modeste aspettative — o addirittura al nulla.

“Il problema è così fondamentale, così semplice eppure frainteso in maniera tanto tragica: il vostro sogno più grandioso, la vostra più elevata concezione e la speranza più tenera hanno avuto a che fare più con il vostro diletto compagno che non con il vostro diletto Sé. La  relazione è stata messa alla prova mediante lo stabilire fino a qual punto l’altro fosse in sintonia con le vostre idee, e quanto voi sareste stato in sintonia con quelle di lui, o di lei. E comunque l’unico vero test ha a che fare con la misura in cui voi siete in accordo con le vostre opinioni.

“I rapporti sono sacri, poiché forniscono le più grandi opportunità della vita – in effetti le sue uniche opportunità – di creare e di produrre l’esperienza del dare espressione al più elevato concetto di Sé. Le relazioni falliscono quando le si considera la più grande opportunità della vita di creare e di produrre l’esperienza del dare espressione, da parte vostra, al più elevato concetto di un altro.

“Lasciamo che ogni individuo in un rapporto si preoccupi del proprio Sé, di come sia, agisca e disponga, di quale Ss Stesso voglia essere, di cosa pretenda e offra, di quale Se Stesso stia cercando, creando e sperimentando, e tutti i rapporti assolveranno in maniera magnifica i propri scopi, e riusciranno a dimostrarsi utili in maniera altrettanto magnifica a coloro che vi partecipano! Facciamo in modo che ogni persona in un rapporto non si preoccupi dell’altro, ma soltanto, unicamente del proprio Sé.

“Questo potrebbe sembrare uno strano insegnamento, perché vi è stato detto che nella più alta forma di rapporto ci si preoccupa soltanto dell’altro. Eppure ti dico questo: il focalizzare l’attenzione sull’altro – l’ossessione di cui si fa oggetto l’altro – costituisce la causa del fallimento dei rapporti. Come sta l’altro? Che cosa sta facendo l’altro? Che cosa gli sta capitando? Che cosa sta dicendo? Volendo? Pretendendo? Che cosa sta pensando l’altro? Che cosa si aspetta? Quali sono i suoi progetti? Il Maestro si rende conto di quanto poco importi come stia l’altro, che cosa faccia, che cosa gli capiti, che cosa stia dicendo, che cosa voglia e che cosa pretenda. Non ha importanza che cosa stia pensando l’altro, quello che si aspetta, ciò che si propone. Importa soltanto come ti comporti tu in relazione a tutto questo.”

C’è molto altro che viene offerto sulle relazioni in questo capitolo, Sas. Ti incoraggio ad aprire il Libro 1 e a leggere il Capitolo 8 per intero.

Ti invio l’augurio che tu possa sperimentare la presenza di Dio in te e operante attraverso di te tutti i giorni della tua vita.

Con Amore,

Neale

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