Una Nota da Neale

Miei cari amici…

Mentre gli Esseri senzienti percepiscono impazienza durante il processo di ampliamento, non è benefico permettere a questa impazienza di tramutarsi in mancanza di contentezza. Non sono la stessa cosa, ma una delle due può portare all’altra, e spesso lo fa.

L’ampliamento che ha origine dalla scontentezza amplia solamente la scontentezza. L’espansione può espandere solo ciò che è, non può espandere ciò che non è. Se non sei contento, non puoi espandere la tua via verso più contentezza. Ogni società capitalistica sulla faccia della terra lo ha capito alla fine. “Più grande” e “di più” non è necessariamente “meglio”. In effetti, raramente lo è. L’Ampliamento, di conseguenza, deve avere le sue basi nella Contentezza, o incrementerà semplicemente quello che non si desidera.

L’impaziente e lo scontento non dovrebbero quindi essere confusi. Essere impazienti non deve significare che non siamo contenti di “ciò che è”. Al contrario, può significare che siamo così contenti di “ciò che è” da volerne di più — il più presto possibile, grazie.

Ma c’è qualcosa di interessante che accade qui, mentre si svolge questo processo che porta alla Conquista della nostra Consapevolezza di Sé. Seguendo la Contentezza diventiamo impazienti di sperimentare maggior quantità della pace e della gioia che la Contentezza porta — cerchiamo un ampliamento di quell’esperienza — eppure una parte di noi ci impedisce di espandere ulteriormente la nostra esperienza.

La fase della crescita personale e spirituale di cui stiamo discutendo — che ho chiamato, nella mia cosmologia, “Ampliamento” — include tre stadi secondari: fermarsi, partire e sostenere.

Fermarsi non è solo il primo passo, è il primo segno che sei sul cammino verso il Divino. Il fatto è che molte persone, una volta raggiunta la Contentezza, non vogliono andare oltre. In molti casi c’è voluta una vita intera per “raggiungere” la Contentezza e non vogliono rischiare di perdere la pace, la gioia e la serenità conquistate a fatica avventurandosi spiritualmente, psicologicamente ed emozionalmente nell’ignoto. Emerge la riluttanza. Appare il blocco. C’è anche dell’auto-sabotaggio. Ma l’insistente desiderio interiore di crescere spiritualmente continua a chiamare. E quindi c’è un tira-e-molla interiore. Vai/resta, vai/resta, vai/resta.

Vai avanti/stai fermo.

Avventurati/stai dove sei.

E’ la sensazione di stare a bordo vasca. Tutti ti sollecitano: “Forza, entra! L’acqua è piacevole!”. Tu immergi un dito del piede e il tuo corpo ti dice esattamente l’opposto. Forse non ci entrerai dopotutto. I tuoi amici sorridono. “Non puoi farlo un dito alla volta, per l’amor del cielo… salta, salta dentro!”

Ma non lo fai.

Fino a che non lo fai.

Ti tuffi proprio. O lo fai a modo tuo e ti abbandoni dentro, un pochino alla volta. Ma alla fine sei nell’acqua, e sei felice di essere venuto alla festa.

Vediamo quindi che fermarsi è un sicuro segno che sei pronto a partire. Fermarti addirittura prima di iniziare è un indicatore assoluto, un’avvisaglia certa di cose in arrivo. Quindi non scoraggiarti se sperimenti te stesso che si-ferma-e-parte, si-ferma-e-parte.

Se sei saltato dritto nell’Ampliamento senza esitazioni, buon per te. Non tutti devono fare tutti i passi sul Cammino verso la Consapevolezza di Sé. In effetti, non è richiesto alcun passo. Puoi saltare tutti i passi, se ti va, ed andare dritto al Traguardo. Ma il sentiero qui descritto è il sentiero intrapreso da molte persone, ed è per questo che viene descritto qui. Vogliamo che tu sappia che sei sulla tua strada se stai sperimentando queste cose.

Una delle ragioni per cui il fenomeno Fermati/Parti è così tanto una parte del viaggio di così tante persone è che spesso il Cammino verso la Consapevolezza di Sé tocca questioni di autostima.

Molte persone non si sentono “degne” di entrare nel Traguardo. Sentono che non sia “appropriato” reclamare la propria Divinità o abbracciare la Consapevolezza di Sé. Quindi l’idea dell’Ampliamento in quello Stato dell’Essere sembra loro “sbagliato” — o, perlomeno, prematuro. E quindi slittano in una modalità “quando-sarò-pronto” o “quando-me-lo-sarò-guadagnato”. Fanno seminari, workshop, vanno a ritiri, leggono  libri, digiunano, meditano — qualsiasi cosa sentono possa aiutarli a cambiare, a modificarsi, a trasformare se stessi. Trasformazione diventa la parola d’ordine, il risultato desiderato. Quando saranno trasformati sentiranno di essere pronti a reclamare il Traguardo.

Forse.

Questo spiega il fenomeno di auto-sabotaggio. Poiché hanno convinto loro stessi (o gli è stato detto da altri — spesso dalla loro religione) che non sono degni, continuano ad allontanarsi dalla tavola prima che venga imbandita. La trasformazione non viene mai raggiunta, perchè il raggiungerla andrebbe contro i loro pensieri più profondi su se stessi.

Le persone che ricadono in questa categoria Non Abbastanza Bravo (molti ci si mettono inconsciamente, senza neanche sapere di farlo) sono spesso coloro che inconsapevolmente si impegnano in quegli atti di auto-sabotaggio che tutti quelli intorno a loro riescono a vedere, e che loro, loro stessi, spesso non riconoscono, mentre hanno a che fare col desiderio interiore di crescere spiritualmente.

Altri si fermano perché pensano che il processo di Ampliamento implichi una scelta tra vivere una cosiddetta “vita regolare” e la “vita spirituale” di un “vero maestro”. In altre parole, “sembra” che non si possa essere un maestro spirituale ed andare a giocare a bowling. O fare sesso selvaggio. O mangiare una bistecca alta e succosa. O qualsiasi altra cosa abbiano in testa che i maestri spirituali non farebbero. E così ci sembra che debbano fare una scelta. Essere “in questo mondo, ma non di questo mondo” o essere “di questo mondo, ma non in questo mondo” per quanto riguarda la chiarezza spirituale.

Se alcune di queste descrizioni sembrano un po’ familiari, sii contento. Come già evidenziato, la tua sosta è un segno certo e sicuro che sei pronto a partire… una volta per tutte. E, in definitiva, a sostenere l’Ampliamento del Sé al tuo nuovo livello.

Con amore,

Neale

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