Fai un Rituale del Rituale

Una Nota da Neale…

Miei cari amici…

Settimana scorsa abbiamo discusso il Movimento come strumento nella creazione dell’Esperienza Sacra. Abbiamo anche promesso che questa settimana avremmo discusso un altro strumento ancora: il Rituale. Vediamolo adesso.

Il dizionario descrive il rituale come una serie di azioni o tipi di comportamento che vengono seguiti regolarmente e senza variazioni, spesso in base ad un ordine prestabilito.

I rituali sono schemi di un modo di vivere ordinato. Per loro natura ci spostano nella non-consapevolezza mediante le loro forme automatiche. Sono essenziali per tutte le società.

Quando il Rituale ha una forte componente spirituale, emotiva o psicologica, può spesso essere un potente Strumento dell’Esperienza Sacra. Cantare potrebbe essere proprio un rituale. O pregare in un certo modo ripetitivo, come dire il rosario. (Una forma di devozione nella fede Romana Cattolica, in cui vengono ripetute cinque, quindici o venti decine di Ave Maria, e ogni decina è preceduta da un Padre Nostro e seguita da un Gloria). O la meditazione, fatta per un certo lasso di tempo, in un certo modo, ad una determinata ora del giorno, ogni giorno.

Alcuni Rituali sono molto più brevi di altri nel loro svolgimento, ma è meno importante la loro durata rispetto allo spazio che prendono alla Mente — che si allontana dal mondo giorno-per-giorno, di-ora-in-ora, minuto-per-minuto della nostra realtà esteriore ed entra nei confini dell’Anima; si allontana dai dati per entrare nei non-dati, dove nessun attimo riguarda l’informazione ma solo l’esperienza; si allontana dalla paura per entrare nell’amore – Amore per la Vita, Amore per Dio e Amore per Sé.

Potresti desiderare di trovare un Rituale, o di crearne uno, che ti possa essere utile come strumento in questo modo.

Ad esempio, ogni mattina quando mi alzo dico la stessa cosa nella mia testa. Esattamente la stessa cosa esattamente alla stessa ora. Appena dopo esser “rinvenuto”, dico: Grazie Dio, per un altro giorno e per un’altra occasione di diventare il mio Sé Più Elevato.

Ho un rituale anche per quando faccio la mia doccia quotidiana. Canto Oh, what a beautiful morning, quella favolosa canzone tratta dallo spettacolo di Broadway Oklahoma! –  (cantata da Ray Charles – n.d.t. – su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=dGoJxZqyFAc ).

A volte la canto a voce alta e a volte nella testa. La canto perchè:

1. Amo le parole iniziali.

2. Mi è impossibile rimanere “di cattivo umore” mentre canto (anche se mi sono alzato “dalla parte sbagliata del letto”), e il mio buon umore di solito mi rimane per un po’.

A proposito, le parole iniziali sono:

Oh, che bella mattina!

Oh, che bella giornata!

Ho la meravigliosa sensazione

che  tutto mi andrà bene!

Ho un rituale anche quando vado a letto la sera. Dico: Ogni giorno, in ogni modo, miglioro sempre di più. (Questa è la famosa frase che il fisico e filosofo francese Emile Coué faceva ripetere 100 volte al giorno ai soldati che aveva in cura nelle tende in prima linea durante la prima Guerra Mondiale. Lo chiamava processo di Auto-Suggestione. Io la dico 11 volte ogni sera. Non chiedetemi perché. E’ solo un numero che ho scelto. Hey, è un rituale!

Ed infine, ho un rituale ogni volta che incontro qualcosa di “imprevisto” o impegnativo durante la giornata. Di nuovo, è una piccola cosa che dico: Grazie, Dio, per aiutarmi a capire che questo problema è già stato risolto per me.

Questi sono alcuni dei miei rituali, e ne ho degli altri. Sono i miei modi per costruire un sentiero per l’Esperienza Sacra. Magari dalla loro descrizione ne creerete alcuni voi stessi.

Abbracci & Amore,

Neale

P.S.: i pensieri esposti sono tratti da The Holy Experience, un libro completo (in inglese) scritto da me, che potete scaricare gratis da www.nealedonaldwalsch.com. Cliccate semplicemente sull’icona Free Resources (risorse gratuite).

Domanda & Risposta

Il perdono sottinteso

Caro Neale… Prima un po’ di storia e poi la mia domanda. Sono stata cresciuta cattolica in una famiglia molto amorevole, ma disfunzionale. Mio padre era un alcolista; avendo prestato servizio in molte guerre, quello era il modo in cui affrontava la cosa. Nella mia vita c’erano un sacco di urla e di subbuglio al riguardo, anche se io ero molto  vicina ad entrambi i miei genitori, che ora sono entrambi morti. I miei fratelli e io ci siamo divisi nel tempo, ed essendo io la più giovane ho sperimentato maggiormente la disfunzione. Tre di noi fratelli sono molto liberali, e uno molto cattolico.

I miei fratelli sanno del mio credo nel materiale di CcD, e ho condiviso con loro i  concetti centrali. Mio marito di 28 anni è  stato cresciuto anch’egli cattolico e anche lui crede nel materiale di CcD.   Il fratello cattolico ha espresso per tutta la mia vita commenti che mi ferivano molto. Avrei dovuto essere, o fare, questo o quello in modo diverso. Quindi per tutta la vita ho seppellito i miei sentimenti e ho tenuto duro.

Prima di Natale quest’anno ho lasciato uscire tutto, nei dettagli, e ho deciso, a 50 anni, che non ho più intenzione di tenere duro. E’ stata una sorpresa per i miei fratelli, ma ora si spiegano molte cose che ho fatto. Lui ricorda a malapena ciò che ha fatto o come le cose andassero nella nostra famiglia, anche se i miei fratelli mi hanno rinfresacto la memoria su quasi tutto ciò che era successo.

Lui si rende conto e ha ammesso con me di essere stato mentalmente violento nei miei confronti, anche se non lo ricorda nel modo in cui lo ricordiamo noi. Abbiamo risolto la questione e ci siamo riappacificati. A Pasqua è successo di nuovo e gli è stato ricordato da uno dei miei fratelli che avevo ragione io  su ciò che era successo.

Non so su quale parte del materiale CcD mi  debba focalizzare riguardo a questo. Ho tutti i tuoi libri e li sto rileggendo e creando da essi i miei  libri. L’ho perdonato e gli voglio bene, eppure non voglio più accettarlo. Voglio lasciare andare la cosa, e pensavo di averlo fatto, fino a Pasqua. Mio padre è morto nel Venerdì Santo tanti anni fa, quindi ora la Pasqua è quasi ignorata nella mia famiglia.

Per favore aiutami, e scusa se mi sono dilungata. Con affetto, Anne.

Neale Risponde

Cara Anne, per favore leggi il capitolo sul Perdono Sottinteso nel mio libro L’Unica Cosa Che Conta. Si riferisce direttamente alla tua questione e alla tua situazione. Non hai bisogno di perdonare tuo fratello, né hai bisogno di evitarlo. Questo non è il modo in cui Dio si comporta con noi. Dio né ci perdona  né ci evita. Dio semplicemente ci capisce, nel modo in cui tu capiresti un bambino di due anni.

Se un bambino di due anni urtasse il suo bicchiere di latte e lo rovesciasse tutto sul tavolo, non avresti bisogno di “perdonarlo”. Il perdono non fa neanche parte dell’equazione. Semplicemente capiresti cos’è successo, e che è successo per la mancanza di maturità e di coordinazione motoria del bambino. Conforteresti anche il bambino, dicendogli che “non si piange sul latte versato”.

Tutto ciò che ti serve per passare oltre quando tuo fratello “rovescia il latte”, è capire che lui è emotivamente scoordinato. Da qualche parte nel profondo di tuo fratello c’è un bambino di due anni che è ferito, che dev’essersi sentito ripetutamente “sbagliato” nella sua infanzia, e che non sa come gestire la cosa, e che quindi l’ha compensata rendendosi “giusto” ogni volta che pensa di averne l’occasione.

E’ davvero molto semplice. E’ il Comportamento Compensativo.

“Ma per il fatto che il comportamento di mio fratello sia comprensibile non vuol dire che io debba ‘accettarlo’, giusto?”, potresti domandarti. E la risposta è no. Puoi ignorarlo. Si, puoi ignorare i comportamenti particolari di una persona, senza ignorare del tutto quella persona.

Se ami tuo fratello (e, a proposito, non sei tenuta a farlo), la prossima volta che lui scaglia una delle sue scariche, dicendoti che sbagli o criticandoti per qualcosa, tu digli semplicemente “Grazie. So che mi ami, altrimenti non continueresti a correggermi e a criticarmi così. So che hai imparato a correggere e a criticare le persone come atto d’amore, dalle persone che dicevano di amarti —  quindi questo a te sembra un comportamento perfettamente accettabile. Ciò che ci viene fatto, lo facciamo agli altri. E’ davvero molto semplice. Non sono d’accordo con te su quanto hai appena detto, ma sai cosa? Per me va bene. E spero che possa andar bene per TE. Tu ed io non dobbiamo essere d’accordo su tutto. Ma sono sicura che entrambi siamo d’accordo su questo. In ogni momento in cui gli umani sono in disaccordo, la risposta è l’amore. Ti voglio bene, fra. Andiamo avanti?”.

In effetti MEMORIZZEREI questo discorsetto, e ne scriverei altri simili. Poi ne invierei tranquillamente ed amorevolmente uno quando tuo fratello ti invia le sue scariche. Ci vorranno circa due o tre volte in cui sentire da te questo tipo di risposta, prima che lui smetta di correggere te ed inizi a correggere se stesso.

Per favore leggi il capitolo sul PERDONO SOTTINTESO, uno dei Cinque Strumenti dell’Anima esplorati e spiegati in L’Unica Cosa Che Conta. Se, dopo averlo letto, avrai ancora domande, ritorna qui a farmele.

Ti auguro di poter sperimentare la presenza di dio in te e attraverso di te in tutti i giorni della tua vita.

Abbracci…

Neale

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