NDW: Saggezza per il fine settimana

Consapevolezza significa ‘Notare Coscientemente’

Miei cari amici…

Potrebbe essere difficile da credere per la maggior parte di noi , ma siamo già alla fine della 1° Settimana del Nuovo Anno. Ci restano soltanto 51 settimane e saremo proprio al punto dove eravamo la settimana scorsa – alla fine di un altro ciclo. Più avanti in questo Bollettino esprimerò la mia riflessione su ciò che stavo pensando la notte di sabato scorso, Capodanno, quando l’orologio ha scoccato le 12 e un’idea mi è arrivata la mattina della domenica quando sono strisciato fuori dal letto e sono entrato definitivamente nel Nuovo Anno.

Per ora, in questa nota di apertura a tutti voi, continuiamo la nostra esplorazione dell’Esperienza Sacra – che stiamo esaminando da parecchi mesi. Come ho notato settimana scorsa, la trasformazione personale e sociale è ardua. È un’immensa sfida. Non è lavoro per i deboli di cuore o i deboli di spirito. È un lavoro per i forti e coraggiosi. Ed è l’ultimo passo verso l’Esperienza Sacra.

Il prossimo passo è dichiarare che si farà proprio quello.

Il quarto passo nel creare l’Esperienza Sacra è dichiarare che la stai avendo.

La dichiarazione è il carburante più potente nel motore della manifestazione. Riguarda il “dire la tua”. I tre strumenti della Creazione sono Pensiero, Parola, e Atto, e la dichiarazione è il secondo e il terzo strumento combinati.

Dichiarare che tu stai avendo l’Esperienza Sacra richiede, naturalmente, che tu sia consapevole di averla. Devi essere consapevole che ogni momento della tua vita è Sacro.

Il Segreto della Consapevolezza

La Consapevolezza è una delle esperienze più importanti che potrei mai dare a me Stesso durante il periodo in cui sono qui, a vivere sulla Terra.

Essere consapevole, mi sembra, sigifica essere vivo all’estremo. Significa vivere nella Completezza di ogni momento. O, come il meraviglioso scrittore di fantascienza Robert Heinlein lo descrive, si tratta di “groccare completamente” (= avere assimilato pienamente il concetto – neologismo mutuato dalla cultura hippie degli anni ’60 – n.d.t.)

La consapevolezza è una Qualità dell’Essere. Sorge dalla decisione che noi, e soltanto noi, possiamo prendere la decisione cosciente di aprire noi Stessi alla meraviglia e alla gloria e alla bellezza della Vita. E anche alla tristezza e al dolore e al buio.

Quando uno decide di diventare Consapevole, uno sta scegliendo di essere profondamente impegnato nell’osservare, e nel notare coscientemente, la Totalità di Ogni Singolo Momento.

Questa è una frase interessante, vero? Il Notare Coscientemente.

La consapevolezza non è semplicemente osservare, ma notare a un livello molto alto della coscienza esattamente cosa sta accadendo e esattamente cos’è “ciò”… Proprio Qui, Proprio Ora.

Recentemente stavo camminando per la strada con un amico e ho guardato uno degli alberi lungo la strada della nostra città. “Wow, guarda!”, ho esclamato, “Non è bellissimo il modo in cui quell’albero in qualche modo abbraccia quell’edificio?” Il mio amico non lo aveva neanche notato, prima che lo dicessi. “Questo è quello che mi piace di te,” disse. “Tu vedi tutto.”

Beh, non sono sicuro di vedere tutto, ma cerco di vedere il più possibile di ciò che accade intorno a me. Non sarebbe fantastico se tutti lo facessero? Qualcuno aveva detto che “l’illuminazione” non è nient’altro che il prestare attenzione.

Una delle cose che non vedo così bene come vorrei, è me stesso. Non sono sempre consapevole del modo in cui sto muovendomi nel mondo, del modo in cui ciò abbia impatto ed influenzi gli altri.

Perciò penso che la Consapevolezza non sia soltanto il notare quello che succede intorno a te, ma anche quello che accade dentro di te. E, quello che accade dentro gli altri.

Naturalmente, non possiamo sempre saperlo, e non si tratta per niente di giocare agli indovinelli, e quindi, una cosa che potremmo fare se non siamo sicuri riguardo ad una faccenda così importante… e si, ciò che accade negli altri È una faccenda importante… una cosa che potremmo fare è controllare con loro, e semplicemente chiedere.

Perlomeno, questo dimostra che sei totalmente presente e che tieni sinceramente a loro e a come le cose stanno andando e a come tu li stai influenzando. Questo è un altro modo per dire “Ti Amo,” e fa stare molto bene l’altra persona, te lo assicuro. Non sono sicuro che passiamo abbastanza tempo a controllarci l’un l’altro.

La settimana prossima continueremo a riflettere sull’Esperienza Sacra mentre ci immergeremo più profondamente nel 2012. Spero con fiducia che tu abbia avuto un meraviglioso primo giorno dell’Anno Nuovo. Adesso, per un’occhiata a quello che stavo rimuginando domenica scorsa, guarda l’articolo sotto!

Abbracci e Amore, Neale.

P.S.: i pensieri qui sopra sono tratti da The Holy Experience, un libro completo (in inglese) che potete scaricare gratis da www.nealedonaldwalsch.com. Cliccate semplicemente sull’icona Free Resources (risorse gratuite).

Domanda & Risposta

Lettera: Un nuovo momento è arrivato

Caro Neale, so che avevi pubblicato qualcosa di davvero bello sul Nuovo Anno e su come fare sembrare ogni momento come la sera di Capodanno. Non l’ho letto ma mi piacerebbe farlo, c’è la possibilità che lo ripubblichi qui? Con affetto, Diana.

Risposta di Neale

Cara Diana, sono felice di pubblicarlo. Eccolo:

GIORNI DEI BEI TEMPI ANDATI… (rif.: parole di una tradizionale ballata scozzese – di seguito – che viene spesso cantata durante i brindisi di Capodanno. In Italia è conosciuta come ‘Valzer delle candele’- n.d.t.)

Ed eccoci ad iniziare un nuovo anno. Un altro ciclo nel continuo girare della Terra intorno al Sole. Un altro passaggio di Corpo, Mente e Anima attraverso il Labirinto della Vita.

E mentre terminiamo l’ultima di queste rotazioni e ne iniziamo ancora un’altra, ogni essere pensante si domanderà, “Qual è lo scopo di ciò? Stiamo davvero soltanto girando in cerchio, fingendo che la nostra rotta ellittica sia invece una linea retta che va da qualche parte? C’è un qualche tipo di intento o di destinazione? Oppure siamo allineati ai cancelli di partenza come cavalli all’ippodromo, morendo dalla voglia di correre come matti per tornare al punto di partenza, stavolta stranamente ed ironicamente chiamando quel punto Traguardo?”

E’ possibile che io sia l’unico ad aver avuto questi pensieri qualche ora fa mentre con un gruppo di amici e parenti ce ne stavamo in piedi tenendo i nostri bicchieri di spumante, allegramente, e senza un briciolo di malinconia, contando alla rovescia “cinque… quattro… tre… due… UNO!”, e poi gridando “Felice Anno Nuovo” quasi cercando di convincerci l’un l’altro che l’eterno passare del tempo fosse invece qualcosa da festeggiare?

Cosa stiamo celebrando?, pensavo. Dove stiamo andando in realtà?, mi domandavo. E poi abbiamo cantato…

I vecchi amici dovrebbero essere dimenticati,

e mai riportati alla mente?

Dovrebbero essere dimenticati i vecchi amici,

e i giorni dei tempi andati?

 

Per i tempi andati, mio caro,

per i tempi andati,

prenderemo ancora una tazza di affetto,

per i tempi andati.

La tristezza, l’intensità emotiva della canzone non mancano mai di farmi venire le lacrime agli occhi – ancor di più, ho notato, ogni anno che passa. Mi domandavo stamane quali siano le origini di questa tradizionale canzone di Capodanno, e quindi ho aperto un motore di ricerca in internet per trovare (e lo sapevo prima, ma lo avevo dimenticato) che è un poema scozzese scritto da Robert Burns molto tempo fa (nel 1788, per essere precisi) e adattato alla melodia di una tradizionale canzone popolare.

E’ molto conosciuta in tanti paesi, specialmente (ma non esclusivamente) in quelli di lingua inglese; viene usata tradizionalmente per celebrare l’inizio del Nuovo Anno e il dodicesimo rintocco della mezzanotte. Per estensione, è anche cantata ai funerali, alle cerimonie di laurea e come addio o fine in altre occasioni.

Il titolo scozzese della canzone potrebbe essere tradotto letteralmente “tanto tempo da quando”, o più idiomaticamente, “tanto tanto tempo fa”, “i giorni andati” o “i vecchi tempi”. Di conseguenza “Per i tempi andati, come appare nella prima riga del ritornello, è tradotto approssimativamente “in ricordo dei vecchi tempi”.

Per quanto mi riguarda, ho cantato la canzone troppe volte, insieme a troppe carissime persone, per riuscire a non piangere… perché troppe di queste carissime persone sono state dimenticate, nel senso che non fanno più parte della mia vita attuale. E mi domando (la mia mente mi fa queste cose), guardando i visi di quelli che sono qui ora, per quanto tempo loro faranno parte della mia vita, o se, in qualche futuro Capodanno, starò cantando (e piangendo dolcemente) per loro

Non mi piace che così tante esperienze presenti piacevoli si trasformino così in fretta in ricordi dolci-amari… dolci per il loro contenuto, amari perché non si ripeteranno mai più. Non voglio epiloghi in questa vita! Davvero. Davvero. Non voglio epiloghi. Sono stanco degli epiloghi. Specialmente quando sono coinvolte le persone. Voglio che le persone che hanno significato qualcosa per me, significhino sempre qualcosa per me, e voglio essere capace di sperimentare sempre quel significato – non come un ricordo, ma come un fatto qui-e-ora.

Forse è questo il significato di tutto. Forse è questo l’intento del viaggio circolare in cui siamo. Forse è tutto un viaggio verso un luogo dove siamo già stati, così da poter avere ancora e ancora e ancora l’esperienza che siamo strafelici di avere: l’esperienza di Chi Siamo Davvero – che è l’Amore. Amore Annunciato, Amore Espresso, Amore Inviato e Ricevuto.

Questo pensiero mi riempie della determinazione di fare di ogni momento passato ora coi miei Cari un momento che conta. Ho già preso questa decisione in precedenza, ovviamente. E poi rientro nel mio Quotidiano, e in qualche modo, da qualche parte, in qualche posto, perdo il contatto con la mia determinazione di vivere la vita in modo tale che ogni.singolo.solitario.momento sia pieno di Amore Annunciato, Amore Espresso, Amore Inviato e Ricevuto.

Ma questa mattina (sto scrivendo nel primo giorno del Nuovo Anno) mi sono svegliato con un’idea strabiliante. E se cantassi  I Vecchi Tempi nella mia testa ogni volta che vedo una persona che è Nella Mia Vita Ora e che per me è speciale? E se iniziassi a cantarla dolcemente dentro me stesso ogni volta che le parlo, ogni volta che la abbraccio e ogni volta che condivido in qualsiasi modo uno spazio con lei?

Che idea meravigliosa!, mi son detto. Si, canterò quella canzone nella mia testa, e fingerò che sia un qualche futuro Capodanno e che la persona di fronte a me, per qualche ragione, non sia più lì. Poi ricaccerò indietro il leggero e (si spera) invisibile velo di lacrime della malinconia del momento, e parlerò con lei, e userò timbri di voce con lui, e scambierò con loro emozioni, che davvero esprimano l’intensità dei miei sentimenti per loro.

Poi sorriderò e abbraccerò con profonda gioia interiore ed evidente celebrazione esteriore il fatto che non è un qualche futuro Capodanno, ma che io – e noi – siamo Proprio Qui, Proprio Ora.

E poi sorriderò di nuovo, e avrò fede nel fatto che tutti quelli che sono stati  precedentemente nel mio Momento Di Ora, torneranno nella mia consapevolezza presente e nella mia esperienza presente quando celebrerò il mio Giorno In Continuazione, lasciando il mio corpo e andando a Casa. Saranno tutti Là ad aspettare. Là ci abbracceremo tutti e ci stringeremo e ci toccheremo e ci terremo stretti e sorrideremo e parleremo e balleremo poiché abbracceremo di nuovo la presenza di ciascuno – di tutti quelli con i quali abbiamo intrecciato le nostre vite nell’Amore Animico.

A tutti quelli con i quali abbiamo commesso errori diremo, “Mi dispiace. Mi dispiace”. E quelli che hanno fatto errori con noi diranno lo stesso. E per ognuno di noi non avrà importanza cos’era stato fatto, perché comprenderemo profondamente – e di nuovo ameremo profondamente. E a coloro che hanno avuto solo la nostra tristezza come commiato dalla nostra vita diremo, “Mio Dio, com’è bello… così, così, così bello… rivederti”.

E avremo detto la cosa giusta. Poiché sarà proprio Dio colui che vedremo di nuovo.

E così oggi, sapendo questo, io scelgo attivamente e gioiosamente di vedere Dio in ogni persona, non solo in un qualche Futuro Ora, ma in Questo Ora. E canterò I Vecchi Tempi non solo il prossimo Capodanno, ma farò di questo esatto momento il Capodanno, per tutto l’anno, nel mio cuore e nella mia mente.

E prenderò una tazza di affetto ora, poiché questi sono i giorni dei bei tempi andati.

Felice Anno Nuovo, a tutti!  Felice, felice vita!

Con Amore,

Neale