01.4 Una sfida impellente

Un Nuovo Mondo di Eckhart Tolle

Tratto dal capitolo 1, pagine 25 – 30

Appunti di Katia Toninelli

Avere un sistema di credo, un insieme di pensieri che consideriamo come verità assoluta non ci rende spirituali, qualunque sia la natura di queste credenze. Pensiero e verità non si equivalgono, molti di noi si identificano con i propri pensieri che però sono credenze e che proprio per questo ci tagliano fuori dalla dimensione spirituale.

Una nuova consapevolezza, una nuova trasformazione sta per accadere, la coscienza si sta elevando e sta emergendo al di fuori proprio delle strutture religiose. Sta avvenendo uno sviluppo completamente nuovo, che deriva da quegli insegnamenti che sono stati dati al di fuori dei dogmi istituzionali.
È questo il momento in cui è possibile abbandonare l’identificazione con la forma, con il dogma appunto e con i rigidi sistemi di credo, per poter scoprire così quella che è la spiritualità in un senso profondo attraverso se stessi.

Essere spirituali non ha niente a che fare con ciò in cui si crede, ma è uno stato della coscienza che fa sì che voi agiate e viviate in una determinata maniera, interagendo nel mondo in un determinato modo con gli altri.
Alcune chiese o religioni sono fondamentalmente delle entità egoiche collettive, identificate in maniera rigida con delle posizioni mentali. Ma proprio chi non si apre al cambiamento è destinato a soccombere. La presa di coscienza da parte degli umani è impellente proprio per la sopravvivenza della specie, l’umanità è ora chiamata ad affrontare questa prova.

Al cuore della nuova coscienza giace la trascendenza del pensiero, la sfida della nuova era è quella di andare oltre il proprio pensiero, di non identificarsi più con la voce nella propria testa, ma di cominciare a sentire chi si è veramente. La capacità di innalzarsi al di sopra del pensiero, di incontrare una dimensione interiore è in realtà infinitamente più vasta. La consapevolezza precede il pensiero, l’emozione. L’identificazione con la forma ci porta invece ad una totale inconsapevolezza della connessione con il tutto. Questa dimenticanza è il peccato originale la sofferenza, l’illusione.

 

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