Le parole sono le meno affidabili apportatrici di Verità.

Ci sono moltissime cose che Ti vorrei dire, moltissime domande che Ti vorrei porre.

Non so da dove cominciare.

Per esempio, perché non riveli Te Stesso?

Se davvero esiste un Dio, e Tu lo sei, perché non Ti riveli in una maniera comprensibile a tutti?

L’ho fatto, più e più volte, senza posa.

Lo sto facendo di nuovo, proprio adesso.

No. Intendo grazie a un modo che sia incontrovertibile che non possa essere negato.

E sarebbe?

Quello di apparire qui davanti ai miei occhi proprio adesso.

Lo sto facendo in questo momento preciso.

Dove?

Dovunque tu guardi.

No, intendo in un modo incontrovertibile.

In un modo che nessun uomo possa negare.

Che modo sarebbe?

In quale forma o aspetto vorresti che apparissi?

Nella forma o nell’aspetto che tu effettivamente hai.

Questo sarebbe impossibile, dato che non ho alcuna forma o aspetto che tu capisca.

Potrei adottare una forma o un aspetto che tu potresti comprendere, ma chiunque finirebbe per presumere che quanto ha visto sia l’unica e sola forma e aspetto di Dio, invece di una delle forme o degli aspetti di Dio, uno dei tanti.

La gente crede che io sia quello che vede di Me, piuttosto che quello che non vede.

Ma io sono il Grande Invisibile, non ciò che procuro di essere in un particolare momento.

Nel senso che sono quello che non sono.

Questo deriva dal non-essere dal quale giungo e al quale sempre ritorno.

Eppure quando mi paleso sotto un particolare aspetto che ritengo che le persone possano capire – queste finiscono per attribuirmi tale aspetto per l’eternità.

E se mi presentassi sotto qualsiasi altra forma, a qualsiasi altra persona, la prima direbbe che non sono apparso alla seconda perché di fronte a quest’ultima non avevo l’aspetto con cui mi ero mostrato in precedenza, né avevo detto le stesse cose, e di conseguenza come potevo essere Io?

Ti rendi conto, quindi, come non abbia importanza sotto quale forma o in qual modo lo Mi riveli: qualsiasi modo scelga e qualsiasi aspetto assuma, niente potrebbe essere incontrovertibile.

Ma se Tu facessi qualcosa che mettesse in evidenza chi Tu sei al di là di ogni possibile dubbio…

… ci sarebbero ancora quelli che direbbero che è opera del diavolo o il frutto dell’immaginazione di qualcuno.

O qualsiasi altra causa, Me escluso.

Se Mi rivelassi come l’Altissimo, il Re dei Cieli e della Terra, e muovessi le montagne per dimostrarlo, ci sarebbero quelli che direbbero: “Deve trattarsi di Satana”.

E potrebbe benissimo essere così.

Perché Dio non rivela Dio Stesso a Dio Stesso, grazie o per mezzo di una osservazione esteriore, bensì tramite l’esperienza interiore.

E quando l’esperienza interiore ha rivelato Dio, le osservazioni superficiali non sono necessarie.

E se l’osservazione superficiale si rende necessaria, l’esperienza interiore non è possibile.

Qualora, quindi, la rivelazione venga richiesta, non può aversi, perché l’atto di chiederla è una dichiarazione che essa non c’è, che niente di Dio si sta adesso rivelando.

Una tale dichiarazione produce l’esperienza.

Perché il tuo pensiero su una qualsiasi cosa è creativo, e la tua parola generatrice, e il tuo pensiero e la tua parola insieme sono efficaci in maniera meravigliosa nel dare vita alla tua realtà.

Perciò sperimenterai che Dio non è adesso rivelato, perché se lo fosse, non chiederesti che Dio lo fosse.

Questo significa che non posso fare domande su qualsiasi cosa desideri?

Stai dicendo che pregare per qualcosa in effetti allontana questo qualcosa da noi?

Questa è una domanda che è stata posta più volte nel corso dei secoli, e ha ottenuto risposta ogni volta che qualcuno l’ha formulata.

Eppure tu non hai udito la risposta, o non vuoi prestarvi fede.

A tale domanda viene di nuovo data risposta, nei termini e nel linguaggio odierno, in questo modo: Non avrai quello che chiedi, né puoi avere qualsiasi cosa tu voglia.

Questo perché la tua stessa richiesta è una dichiarazione che ti manca qualcosa, e il tuo dichiarare di desiderare questo qualcosa funziona soltanto nel senso di dar luogo a quella precisa esperienza: il senso della mancanza, nella tua realtà.

La preghiera corretta non e mai perciò una preghiera di supplica, ma una preghiera di ringraziamento.

Quando ringrazi Dio in anticipo per quello che scegli di sperimentare nella tua realtà, tu, di fatto, riconosci che ciò esiste… in effetti.

La riconoscenza è perciò la dichiarazione più potente nei confronti di Dio; una affermazione di come, ancor prima che si chieda, Io ho risposto.

Perciò, non bisogna mai supplicare.

Ma apprezzare.

Ma che cosa succede se sono grato a Dio in anticipo per qualcosa, e il qualcosa non si verifica mai?

Ciò potrebbe condurre a delusioni e amarezza.

La gratitudine non può rappresentare un mezzo tramite il quale manipolare Dio; un espediente con cui farsi beffe dell’universo.

Non si può mentire a se stessi.

La tua mente conosce la verità dei tuoi pensieri.

Se stai dicendo: “Grazie, Dio, per questo e per quest’altro”, mentre nel frattempo ti è molto ben chiaro che tutto ciò non è presente nella tua attuale realtà, non puoi aspettarti che Dio sia meno consapevole di quanto lo sia tu, e che perciò lo metta in atto per te.

Dio sa quello che tu sai, e quanto tu sai è ciò che appare come la tua realtà.

Ma allora come faccio a essere davvero grato per qualcosa che so non esistere?

Con la fede.

Se hai soltanto tanta fede quanta equivale a un seme di senape, riuscirai a muovere le montagne.

Giungerai a sapere che esiste perché Io ho detto che esiste, perché sono stato Io a dirlo; ancora prima che tu formulassi una domanda ho risposto; perché ho detto e l’ho detto a te in ogni concepibile modo, per mezzo di ogni maestro tu possa nominare, che qualsiasi cosa tu scelga, scegliendola in Mio Nome, così sarà.

Eppure un gran numero di persone sostiene di aver visto esaudite le sue preghiere.

Nessuna preghiera, e una preghiera non è niente più di una fervida dichiarazione di ciò che è in tal modo, resta inascoltata.

Ogni preghiera – ogni pensiero, ogni dichiarazione – è creativa.

Secondo il livello in cui viene con fervore considerata una verità, a quel livello verrà resa manifesta nell’esperienza.

Quando si dice che una preghiera è stata esaudita, quanto è in realtà accaduto è che il pensiero, la parola o il sentimento albergato con il più grande fervore è diventato operativo.

Eppure dovresti saperlo – e qui sta il segreto è sempre il pensiero dietro il pensiero, quello che si potrebbe definire il Pensiero Promotore, a rappresentare il pensiero che domina.

Perciò, se preghi e supplichi, c’è una minore possibilità che tu sperimenti quanto pensi di aver scelto, perché il Pensiero Promotore dietro ogni supplica è che non possiedi adesso quello che desideri.

E questo Pensiero diventa la tua realtà.

Il solo Pensiero Promotore capace di prevalere su questo pensiero è quello riposto nella fiducia che Dio esaudirà qualsiasi cosa venga chiesta, senza fallo.

C’è chi possiede una fede del genere, ma ad averla sono in pochi.

Il procedimento della preghiera diventa assai facile quando, invece di dover credere che Dio dirà sempre di sì a ogni richiesta, una persona si rende conto grazie all’intuito che la richiesta stessa non è necessaria.

Allora la preghiera è una preghiera di ringraziamento.

Non è affatto una richiesta, bensì una dichiarazione di gratitudine per quello che è com’è.

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